Marcinelle ogni giorno: il lavoro uccide, e la storia si ripete
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Redazione Interno
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Francesco Porceddu, 54 anni, operaio, è morto cadendo in uno scavo a Rocca d’Evandro, in Campania. Probabilmente la 503esima vittima sul lavoro in Italia quest’anno. Un numero che, come ha sottolineato Bruno Giordano, magistrato della Cassazione ed ex capo dell’Ispettorato del lavoro, dimostra come «il lavoro uccida sempre, anche d’estate». Senza che, dietro alle parole di circostanza, si nasconda una reale volontà di cambiamento.
Proprio oggi, 8 agosto, ricorre la "Giornata del sacrificio del lavoro italiano nel mondo", istituita in memoria della tragedia di Marcinelle, dove nel 1956 morirono 262 minatori, 136 dei quali italiani. Una strage che, come ha ricordato Simone Calamai, sindaco di Montemurlo e presidente della Provincia, «non è diversa dallo stillicidio di morti che continuiamo a contare oggi». All’epoca, quei minatori erano partiti per il Belgio spinti dalla povertà, attratti da un accordo tra i due governi che li condannava a un lavoro insalubre e pericoloso. Oggi, come allora, si muore per la stessa mancanza di tutele.
L’elenco è lungo. Giulia Santoni, 23 anni, infermiera, morta in un incidente sull’A1 durante un trasferimento in ambulanza. Due operai egiziani, senza contratto, soffocati in una vasca biologica nel Veneziano. E poi Francesco, l’ultimo nome di una lista che non accenna a fermarsi.




