Marcinelle, Mattarella e Meloni ricordano la tragedia: "Lotta allo sfruttamento sia priorità"

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Settant’anni non sono bastati a cancellare il peso di quella strage, che ancora oggi – come un monito – riaffiora nella memoria collettiva. L’8 agosto 1956, nel cuore della miniera di carbone del Bois du Cazier a Marcinelle, in Belgio, 262 uomini morirono sepolti nel buio. Tra loro, 136 erano italiani, emigrati in cerca di un futuro migliore e finiti invece nel gorgo di un incidente che avrebbe segnato per sempre la storia del lavoro. "Marcinelle, come ogni tragedia legata all’emigrazione, ci impone di difendere la dignità di chi lavora", ha dichiarato il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, sottolineando come la lotta allo sfruttamento resti "un’urgenza non eludibile".

Giorgia Meloni, da parte sua, ha ribadito che "l’Italia non dimentica" quel disastro, definendolo una ferita ancora aperta. "Ricordare quei minatori – ha aggiunto – significa onorare chi ha perso la vita per il lavoro, spesso in condizioni disumane". Le sue parole riecheggiano quelle di Galeazzo Bignami, capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera, che ha parlato di "memoria come impegno" per garantire maggiore sicurezza, mentre l’Ugl ha chiesto "più controlli e formazione" per fermare quella che definisce una "strage silenziosa".

Quella di Marcinelle non fu un’eccezione, ma l’emblema di un’epoca in cui la vita degli operai – specie se migranti – valeva meno del carbone che estraevano. Il crollo della miniera, causato da un cortocircuito e aggravato dalla mancanza di vie di fuga, espose al mondo le condizioni indegne in cui versavano migliaia di lavoratori. Oggi, mentre la campana Maria Mater Orphanorum suona 262 rintocchi in loro memoria, la domanda è se davvero le lezioni del passato siano state apprese.

I messaggi delle istituzioni, pur nel solco di un doveroso ricordo, evitano però di scivolare nella retorica. Mattarella, senza citare direttamente i recenti casi di cronaca nera legati al lavoro, ha posto l’accento sulla necessità di "azioni concrete". Un richiamo che arriva in un momento in cui, nonostante i progressi normativi, gli infortuni mortali continuano a mietere vittime, soprattutto tra i lavoratori più vulnerabili.

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