Trump accusa Spagna e Regno Unito, Merz benedice l’operazione contro Teheran. Doris: chi non usa l’Ia è spacciato
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Redazione Economia
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L’incontro alla Casa Bianca tra Donald Trump e il cancelliere tedesco Friedrich Merz, il primo con un leader straniero dall’inizio dell’offensiva congiunta con Israele contro l’Iran, ha offerto il pretesto per una serie di attacchi frontali del presidente americano nei confronti di due alleati storici, Spagna e Regno Unito, rei di non aver concesso pieno appoggio logistico all’operazione militare in corso. Se con Merz, infatti, è arrivata una piena convergenza sulla necessità di “rimuovere il regime islamista” di Teheran – una posizione, quella del cancelliere, che parla di “stessa lunghezza d’onda” nell’ottica di un “dopo regime” da costruire assieme – del tutto diverso è il tono riservato a Madrid e a Londra. Trump, in particolare, ha definito la Spagna “terribile”, annunciando di aver ordinato al segretario al Tesoro, Scott Bessent, di interrompere ogni scambio commerciale con il Paese iberico: una minaccia pesante, quella del blocco degli scambi, motivata dal rifiuto spagnolo di consentire l’utilizzo delle basi di Rota e Morón per le operazioni belliche e dalla mancata adesione all’obiettivo Nato di innalzare la spesa per la difesa al 5% del Pil, una soglia sulla quale Merz, interpellato, ha fatto notare come la Spagna rimanga l’unica nazione dell’Alleanza a opporsi.
Non è andata meglio al primo ministro britannico Keir Starmer, bersaglio dell’ironia tagliente di Trump, che gli ha rinfacciato di aver impiegato “tre o quattro giorni” per autorizzare gli atterraggi dei velivoli statunitensi nelle basi di Sua Maestà, in particolare su Diego Garcia, nell’arcipelago delle Chagos. “Non abbiamo certo a che fare con Winston Churchill”, ha sbottato il presidente, lasciando intendere come la riluttanza mostrata da Londra – che pure non si è sottratta del tutto, ma con modalità giudicate troppo caute e difensive – non sia all’altezza della special relationship del passato. L’operazione in Iran, rivendicata da Trump come un’azione “preventiva” decisa per anticipare un attacco di Teheran che riteneva imminente, prosegue con l’obiettivo dichiarato di smantellare le capacità militari e nucleari del Paese; Merz, pur auspicando una rapida conclusione del conflitto, ha benedetto l’approccio, sottolineando la necessità di un piano condiviso per il Medio Oriente che guardi già al “giorno dopo” la caduta dell’attuale governo.
Sul fronte interno, e in un contesto geopolitico che inevitabilmente influenza i mercati, si inserisce la riflessione di Massimo Doris, amministratore delegato di Banca Mediolanum e presidente di Assoreti, l’associazione che riunisce le reti di consulenza finanziaria. Doris, commentando il traguardo storico raggiunto dal settore – un patrimonio complessivo sotto consulenza che ha superato i mille miliardi di euro, più del doppio rispetto al 2015 e pari a quasi un quarto della ricchezza finanziaria delle famiglie italiane – ha voluto spegnere sul nascere i timori legati all’avvento dell’intelligenza artificiale, che in molti vedono come una potenziale minaccia per il mestiere del consulente. La sua posizione è netta e articolata in una duplice direzione: da un lato, chi non investirà massicciamente in queste nuove tecnologie è destinato a “scomparire” o a finire in “grossa difficoltà”, esattamente come accadde a chi sottovalutò l’avvento di Internet; dall’altro, però, l’Ia non potrà mai sostituire il valore della relazione umana, specialmente nei momenti di panico finanziario.
È proprio in quest’ultimo punto, spiegava Doris, che si gioca la partita vera: le intelligenze artificiali, per quanto potenti nell’analizzare dati e ottimizzare i processi interni – come Banca Mediolanum sta già facendo per la gestione dei mutui, l’antiriciclaggio o il risk management – non possono “sedersi al fianco” del risparmiatore e trattenerlo dal vendere quando i mercati crollano per via di una guerra. L’empatia, la capacità di rassicurare e di ricostruire il percorso di investimento nei momenti di turbolenza, resta un monopolio umano. La reazione emotiva che ha recentemente fatto tremare i titoli del risparmio gestito, innescata dal lancio di piattaforme AI negli Stati Uniti, è stata quindi liquidata da Doris come una sopravvalutazione del fenomeno, almeno per quanto riguarda i modelli di consulenza strutturata come quelli delle reti italiane, dove il cliente cerca – e paga – anche un rapporto di fiducia e prossimità che nessun algoritmo potrà mai replicare.
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