Crotone, assolta l’attivista curda Maysoon Majidi: «Non è una scafista»

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Dopo quasi 400 giorni di detenzione e un processo che ha sollevato non poche polemiche, Maysoon Majidi, attivista e regista curdo-iraniana di 29 anni, è stata assolta dal tribunale di Crotone con la formula «per non aver commesso il fatto». La donna, arrestata a dicembre 2023 con l’accusa di concorso in favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, ha sempre ribadito la propria innocenza, sostenendo di essere stata scambiata per una scafista mentre cercava di fuggire da un destino segnato dalla violenza e dalle persecuzioni nel suo Paese d’origine.

Maysoon, fuggita dal Kurdistan dopo aver rischiato la vita durante le proteste contro il regime iraniano, si è trovata coinvolta in una vicenda giudiziaria che ha assunto toni grotteschi. Durante il processo, la pubblica accusa l’ha definita «una hostess di bordo», un’etichetta che ha suscitato perplessità e che è stata poi smentita dalla sentenza di assoluzione. La pm Rossella Multari, nella sua requisitoria di 95 minuti, ha cercato di dipingere un quadro che il tribunale ha ritenuto infondato, chiudendo un capitolo che ha tenuto Maysoon lontana dalla libertà per dieci mesi.

Fuori dall’aula, l’attivista è apparsa commossa e sollevata, stringendo la mano del fratello Rezhan. «Finalmente sono libera. Su di me ho ascoltato bugie su bugie», ha dichiarato, citando il poeta palestinese Mahmoud Darwish, figura simbolo della resistenza e dell’esilio. Un riferimento non casuale, considerando che la vita di Maysoon è stata segnata dalla fuga da un contesto di oppressione e dalla ricerca di una libertà che, fino a ieri, le era stata negata anche in Italia.

La sentenza, arrivata dopo un iter giudiziario che molti hanno definito kafkiano, ha restituito dignità a una donna che si è sempre presentata come un’attivista per i diritti umani, non come una criminale. Maysoon, che nel suo Paese aveva partecipato alle proteste contro il regime, si è trovata catapultata in un sistema che l’ha trattata come una scafista, nonostante le prove a suo carico fossero inconsistenti. La sua detenzione, durata quasi un anno, ha sollevato interrogativi sulle modalità con cui vengono gestite le accuse legate all’immigrazione irregolare, spesso basate su presupposti fragili.

Il caso di Maysoon Majidi non è isolato. Negli ultimi anni, numerosi attivisti e cooperanti sono stati accusati di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, finendo nel mirino di un sistema giudiziario che talvolta sembra privilegiare la rapidità delle indagini rispetto alla verità dei fatti. La sentenza di Crotone, però, segna un punto di svolta, restituendo alla giustizia il suo ruolo di garante dei diritti individuali, anche quando questi si scontrano con narrative predefinite.

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