Tour de France 2026, l’Alpe d’Huez due volte in due giorni: la sfida al record di Pantani
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Redazione Sport
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È un’ipotesi che circola tra gli appassionati, nei commenti a caldo dei direttori sportivi e persino tra i corridori stessi, mentre le ruote dei migliori interpreti del ciclismo mondiale girano a vuoto sull’asfalto rovente che porta verso la leggenda. L’Alpe d’Huez, con i suoi ventuno tornanti che si arrampicano come un serpente di pietra verso il massiccio del Grandes Rousses, non è solo una salita: è un monumento, un registro di battaglie, un luogo dove il tempo sembra scorrere in modo diverso.
E quest’anno, nell’edizione 2026 della Grande Boucle, quel tempo potrebbe subire una torsione definitiva. Perché se c’è una domanda che aleggia più insistente del sole sulla vallata, è questa: il record di scalata di Marco Pantani, quel 37’35” stabilito il 13 luglio 1997, può davvero cadere al cospetto di due tappe consecutive che si concludono sulla stessa salita?
Il doppio confronto con la storia
La decisione degli organizzatori, quella di portare il Tour a concludere sia la diciannovesima che la ventesima tappa proprio sul traguardo dell’Alpe d’Huez, è una mossa che sa di provocazione sportiva e di omaggio insieme. Quattro anni dopo l’ultima apparizione della salita nella corsa francese, il ritorno è stato studiato per essere memorabile. I corridori si troveranno ad affrontare il celebre colle due volte in due giorni, una circostanza che non ha precedenti recenti e che apre scenari inediti per la classifica generale.
La frazione di oggi, la 19ª, parte da Gap e si snoda per soli 127,9 chilometri, una distanza che sulla carta potrebbe sembrare una formalità, ma che nasconde un dislivello complessivo di circa 3.500 metri, un concentrato di violenza pura. L’attacco al record di Pantani, in questo contesto, non è solo una suggestione: è una possibilità concreta che dipende da una serie di variabili tecniche, meteorologiche e tattiche che solo il passo dei pedali potrà sciogliere.
Un percorso che esalta le qualità dei scalatori
La partenza da Gap non concede tregua, e i corridori lo sanno bene. Il Col Bayard, con i suoi 4,7 chilometri al 7,2% di pendenza media, è un primo strappo che serve a smaltire le energie in eccesso, ma è il successivo Col du Noyer a fare davvero paura, una salita di prima categoria dove le pendenze toccano punte del 10% negli ultimi due chilometri, un muro che spezza le gambe e le volontà. Tuttavia, la durezza del percorso odierno, paradossalmente, potrebbe giovare a chi tenterà l’assalto al tempo di Pantani.
Per battere un record di salita, infatti, non basta essere forti; bisogna arrivare ai piedi dell’Alpe d’Huez con le gambe ancora reattive, ma senza il fardello di una fatica eccessiva accumulata nelle prime ore di corsa. La tappa di oggi, sebbene corta, è un selettore naturale che potrebbe lasciare sul posto molti pretendenti, ma per i migliori interpreti della disciplina rappresenta il trampolino ideale per lanciarsi verso l’impresa, magari sull’onda dell’adrenalina che solo un traguardo storico sa regalare.
I fantasmi del passato e il presente dei big
Il nome di Marco Pantani, per l’Alpe d’Huez, è più di un ricordo. È un parametro, un’asticella posta a un’altezza che per quasi trent’anni è sembrata intoccabile. Quel 37’35” del 1997 è entrato nell’immaginario collettivo come una delle performance più perfette e tragiche del ciclismo, un numero che fa da spartiacque tra le epoche. Il tentativo di eguagliare o superare quel tempo, oggi, si scontra con una realtà fatta di materiali più leggeri, di allenamenti iper-tecnologici e di un approccio scientifico alla preparazione che ai tempi del Pirata era solo agli albori.
Tadej Pogacar, che ormai da giorni controlla la corsa con la sicurezza di chi sa di avere il destino tra le mani, potrebbe avere le chiavi per aprire questa porta. La ventesima tappa, quella di domani, con partenza da Le Bourg-d’Oisans e arrivo sul medesimo traguardo per 170,9 chilometri, sarà il palcoscenico definitivo. E se ieri il controllo della corsa era saldamente nelle mani dello sloveno, oggi e domani le Alpi non faranno sconti a nessuno, nemmeno al leader, in un duello contro il cronometro e contro la storia che si preannuncia epico.
L’eco dei campioni italiani sulla salita
Nel frattempo, mentre i corridori si preparano ad affrontare il muro dei ventuno tornanti, è inevitabile che la memoria torni indietro, ai cinque italiani che hanno saputo vincere su questa salita nel corso del Tour de France. Da Fausto Coppi, che per primo scrisse il suo nome nell’albo d’oro di questa montagna, fino a Giuseppe Guerini, passando per storie di coraggio e di talento che hanno reso grande il ciclismo italiano, il conto è di sette vittorie complessive che brillano come stelle in una notte d’estate.
Questi nomi rappresentano il ponte ideale tra il passato eroico e il presente iper-tecnologico, e la loro eredità pesa sulle spalle dei corridori di oggi. La scalata di Pantani, però, rimane un unicum, un’eccezione che conferma la regola: un’impresa che non si misura solo con il cronometro, ma con il cuore e con la capacità di soffrire oltre ogni limite. Oggi, le gambe di chi sale potranno forse eguagliare i numeri, ma sarà la testa a decidere se quel tempo resterà un sogno o diventerà una nuova, clamorosa realtà.




