Napoli-Lecce 2-1, De Bruyne entra e accende la luce dal buio di una serata che si metteva male

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Un primo tempo inconsistente, quasi imbarazzante per certi versi, e poi una ripresa sontuosa, rovesciata come un guanto, con due grandi gol – uno di Hojlund e l'altro di Politano – a ribaltare il risultato. È stata questa la sintesi, se così la vogliamo chiamare, della partita che il Napoli ha disputato e vinto contro un Lecce battagliero, ma la vera notizia, l'elemento che trasforma la cronaca di una normale rimonta in un capitolo di questa stagione azzurra, risponde al nome di Kevin De Bruyne. Al minuto quarantasei, quando Antonio Conte ha deciso di gettare nella mischia il belga insieme a Scott McTominay, la partita era lì, inchiodata su un uno a zero per i salentini che, per come si era vista al Maradona, rischiava di pesare come un macigno. Concedendo a Jamil Siebert la libertà di saltare e colpire di testa il pallone sul secondo calcio d’angolo della partita, dopo appena tre minuti, gli azzurri si erano complicati la vita in maniera quasi assurda. La squadra era evidentemente messa male in campo, con i centrocampisti in affanno e le linee spezzate, incapaci di produrre gioco o anche solo di impensierire Falcone.

Nella prima frazione, il Lecce di Eusebio Di Francesco, forte del vantaggio lampo, aveva gestito senza troppi patemi, chiudendo ogni varco e ripartendo con la velocità di Banda, che tante volte ha messo in difficoltà la retroguardia di casa. La sensazione, spogliatoio e tribuna stampa, era quella di una squadra che faticava a trovare la chiave per scardinare un fortino difensivo costruito con ordine. Eppure, basta un intervallo per cambiare la prospettiva. L'ingresso di De Bruyne non è stato solo un cambio, ma una vera e propria iniezione di fosforo e geometrie in un centrocampo che fino a quel momento aveva vagato senza bussola. Il belga, al suo primo minuto dopo il grave infortunio rimediato a ottobre nella partita contro l'Inter -8, ha messo subito in mostra quella qualità che a Napoli avevano dimenticato: il primo tocco, la visione periferica, la capacità di servire il compagno nello spazio giusto al momento giusto. Meno di sessanta secondi dopo il fischio d'inizio della ripresa, è suo il suggerimento che innesca l'azione del pareggio: un'apertura illuminante per Politano sulla destra, con Gallo lasciato sul posto, e il cross per Hojlund che deve solo spingere la palla in rete per l’uno a uno.

Il Napoli dalla tempesta alla luce l'ha trovata proprio con i piedi e la testa del suo numero sette. Non è un caso, crediamo, che il secondo gol, quello del definitivo sorpasso, nasca ancora una volta da un suo intervento. De Bruyne va sulla bandierina, batte un corner che la difesa salentina allunga e spizza, ma la sfera arriva sul secondo palo dove Politano, con un mezzo esterno al volo delizioso, incrocia e batte Falcone per il due a uno. Era dal suo infortunio che il Napoli cercava un giocatore in grado di accendere la luce nei momenti di difficoltà, e nel secondo tempo contro il Lecce, quella luce è apparsa abbagliante. La squadra ha retto senza particolari affanni gli ultimi assalti, complice anche la paura per il malore occorso a Konan N’Dri nei minuti di recupero, episodio che ha gettato lo stadio in un silenzio preoccupante e che per fortuna si è risolto con il giocatore cosciente e trasportato in ospedale per accertamenti. La terza vittoria consecutiva porta gli azzurri a meno uno dal Milan, che ha una partita in meno, e consolida il terzo posto in classifica. Quanto al Lecce, resta sedicesimo a quota ventisette, consapevole di aver venduto cara la pelle per oltre un’ora.

L'ingresso in campo dopo centoventuno giorni: il ritorno di De Bruyne cambia le gerarchie

Quando si rivede in campo un calciatore del calibro di Kevin De Bruyne dopo centoventuno giorni di assenza, l’attenzione non può che catalizzarsi su di lui. L’ultima immagine che si aveva del belga, va ricordato, era quella della gioia immediatamente seguita dal dolore per la lesione al bicipite femorale patita trasformando quel rigore contro l’Inter. Per mesi si è parlato di un suo possibile ritorno, di un recupero lungo e complesso, e alla fine il momento è arrivato al minuto quarantasei di Napoli-Lecce. Non era scontato, anzi, che un giocatore reduce da un infortunio così grave potesse incidere immediatamente, e invece Conte ha azzeccato la mossa. Insieme a McTominay, De Bruyne ha dato un'altra dimensione alla manovra: non più orizzontale e prevedibile, ma verticale e piena di fantasia. Il dato dei gol attesi, come qualcuno ha sottolineato a fine partita, è schizzato da 0.12 a 1.42 solo nella ripresa, a testimonianza di una produzione offensiva che non si vedeva da tempo. La sua intesa con Politano, che ha fatto l’assist per Hojlund e poi ha segnato una perla, è sembrata immediata, quasi non ci fosse stata una lunga pausa.

La cronaca di una rimonta firmata Hojlund e Politano con il Lecce che non molla

La partita, nel suo scorrere, aveva raccontato di un Lecce perfetto in avvio. Il gol di Siebert, stacco imperioso su corner battuto da Gallo, aveva tagliato le gambe al Napoli e mandato in tilt i meccanismi collaudati da Conte. Nella prima mezz'ora, i salentini avevano anche altre occasioni, sempre su sviluppo di palla inattiva, con Gabriel che aveva sfiorato il raddoppio e Stulic che aveva impensierito Meret. Il Napoli, dal canto suo, non riusciva a costruire nulla di pericoloso fino al minuto quarantacinque, quando Politano aveva provato un mancino che si era perso sul fondo. Nella ripresa, però, la musica è cambiata. Dopo il lampo del pareggio firmato Hojlund, la partita è diventata un monologo azzurro. De Bruyne, come detto, ha servito assist a ripetizione, Alisson Santos ha sfiorato il gol in un paio di circostanze, e Politano ha trovato la gioia personale con un gol da cineteca. Il Lecce non ha mai smesso di lottare, con Banda sempre pericoloso e con l'ingresso di Cheddira che ha dato nuova linfa, ma la difesa napoletana, guidata da Buongiorno, ha retto bene. L'episodio che ha spento gli ultimi sussulti è stato il malore di N'Dri, che ha giustamente gelato gli animi e portato la partita verso una conclusione che, fino a pochi minuti prima, sembrava ancora in bilico.

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