Parigi detta la linea per l'autunno-inverno 2026-27: dalle trasparenze slavate di Saint Laurent ai sabot bicolore di Chanel

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Il sipario sulla maratona delle sfilate femminili per la prossima stagione fredda si è chiuso a Parigi, e come sempre accade quando si tratta dell'ultima tappa del circuito, le passerelle della Senna hanno avuto l'onere e l'onore di tracciare un solco definitivo tra le tendenze che fungeranno da semplice rumore di fondo e quelle che invece determineranno gli acquisti e l'estetica dei prossimi mesi. Se New York, Londra e Milano avevano già lanciato i loro segnali, è nella capitale francese che le maison, da Saint Laurent a Chanel, passando per Dior e Balenciaga, hanno cristallizzato l'umore di una moda che si prepara a un inverno fatto di contrasti netti e di un ritorno a una femminilità che gioca consapevolmente con i codici del guardaroba maschile. La calzatura, lungi dall'essere un mero accessorio funzionale, si conferma il dettaglio attraverso cui si misura la temperatura stilistica di una collezione, e in questa edizione delle sfilate parigine ha offerto uno spettacolo di rara coerenza pur nella sua varietà.

Da Anthony Vaccarello per Saint Laurent, la conferma di un percorso ormai ben avviato: la scarpa diventa un manifesto di seduzione razionale e controllata. Il direttore creativo ha riproposto la sua ossessione per il pump slingback dal prolungamento estremo, quasi una seconda pelle che allunga la silhouette e la proietta in una dimensione di glamour meticolosamente calcolato. La novità, per l'autunno-inverno 2026-27, risiede nella texture e nei materiali: accanto ai classici cuoio e vernice, fanno la loro comparsa inserti in vinile trasparente che avvolgono la punta o l'intera struttura della scarpa, regalando un effetto ottico di sospensione del piede, quasi fosse nudo e ingioiellato al tempo stesso. Un gioco di trasparenze che Vaccarello abbina a tacchi a spillo svasati, anch'essi in parte realizzati in materiale plexiglass, in un dialogo continuo tra la pesantezza visiva dei cappotti in pelliccia indossati sopra e la leggerezza quasi evanescente del piede.

Sull'altro versante della poetica parigina, quella legata alla tradizione e alla sua incessante riscrittura, Matthieu Blazy, al suo debutto per le collezioni femminili di Chanel dopo essere stato nominato alla guida creativa della maison, ha operato un intervento chirurgico raffinato e profondo sul codice più iconico della casa: la scarpa bicolor. Lontano dall'idea di una semplice riproposizione nostalgica, Blazy ha scomposto e riassemblato la silhouette classica, presentando una serie di modelli che spaziano dal sabot, dal sapore volutamente dismesso e parigino, alla décolleté dalla punta a mandorla squadrata, fino a versioni cut-out che incidono la pelle come fossero lame architettoniche. Il contrasto tra il beige della tomaia e il nero della punta resta il fulcro, ma si arricchisce di nuove declinazioni materiche: tweed, vinile e stampe esotiche che ibridano il modello storico con le esigenze di una contemporaneità che non ama le citazioni pedisseque. Non si tratta di calzature per un immaginario retrò, ma di oggetti che parlano di oggi con la grammatica di ieri, e in questo risiede la loro forza.

Parallelamente, altre maison hanno imboccato strade che, pur nella loro diversità, contribuiscono a definire il perimetro di ciò che vedremo. In casa Dior, la direzione di Jonathan Anderson procede per accumulazione colta e stratificazione di riferimenti, e le calzature non fanno eccezione: si prediligono tacchi bassi, mocassini dalla silhouette marcata e scarpe che sembrano volersi mimetizzare con la praticità dell'uso quotidiano, quasi a bilanciare l'opulenza dei tessuti, come i tweed di Donegal e i velluti, che dominano la collezione. È una moda che cammina, quella disegnata da Anderson, che ha bisogno di appoggiarsi a terra con sicurezza. E poi c'è il capitolo Balenciaga, che per la prossima stagione fredda annuncia una collaborazione di altissimo profilo con Manolo Blahnik, un'alleanza che unisce l'avanguardia strutturale della maison con l'artigianalità più raffinata del celebre calzolaio spagnolo. Ne nascono décolleté slingback e morbide mule in raso di seta, impreziosite da ricami in cristallo che trasformano la scarpa in un gioiello da collezione, a testimonianza di come il lusso più estremo continui a trovare spazio accanto a tendenze più democratiche.

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