La Roma tra delusione europea e mercato contestato: Koné out un mese, Pisilli in Nazionale
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Redazione Sport
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L’eco del 4-3 supplementare che ha sancito l’eliminazione della Roma dall’Europa League per mano del Bologna non si è ancora spenta all’ombra del Colosseo, eppure il quadro che emerge dalla crisi giallorossa è già delineato nei suoi tratti più preoccupanti: una stagione, l’ennesima, che paga il prezzo di una progettazione rivelatasi fragile nonostante gli interventi di mercato e le scelte tecniche operate dalla proprietà Friedkin. La sconfitta all’Olimpico – di fronte a una coreografia che i tifosi avevano preparato per spingere la squadra, quasi a voler trasformare il dolore in energia – ha lasciato strascichi di rabbia e frustrazione, amplificati da un verdetto sportivo che sulla carta vedeva la Roma tra le favorite per la conquista del trofeo. E se il processo mediatico e dirigenziale è inevitabilmente partito, a finire sotto accusa non è stato solo l’avversario di turno, ma anche un’intera architettura societaria che, a detta di molti osservatori, ha mostrato crepe difficili da rimarginare.
Un conto economico che chiude in anticipo
L’addio alla competizione europea, avvenuto al termine di un doppio confronto teso e spettacolare, interrompe bruscamente anche il flusso di entrate che la Uefa garantisce ai club avanzanti: per la Roma si tratta di un’interruzione che pesa non solo sul piano del prestigio, ma anche su quello dei conti, con un incasso fermo a circa 22 milioni di euro. Una cifra che, nel bilancio di un club con ambizioni di vertice, rappresenta un’occasione mancata per dare ossigeno alle casse e, al contempo, un indicatore di quanto il cammino europeo sia stato al di sotto delle aspettative. La squadra, che aveva retto l’urto nel match d’andata, si è sgretolata nella ripresa dell’Olimpico, dove il Bologna ha saputo sfruttare ogni sbilanciamento per ribaltare le sorti del confronto. A restare sullo sfondo, ma con un peso specifico notevole, è la consapevolezza che l’eliminazione porta con sé anche un’occasione di crescita sportiva gettata alle ortiche, amplificando le voci di una gestione tecnica che non è riuscita a trovare la quadratura del cerchio nemmeno con l’innesto di una garanzia come Claudio Ranieri, la cui esperienza non è bastata a scongiurare il tracollo europeo.
Il mercato, i guai fisici e le scelte contestate
A complicare ulteriormente il clima in casa giallorossa si aggiungono ora i riflessi di un mercato che molti addetti ai lavori considerano lacunoso, con le responsabilità di Massara – il dirigente incaricato delle operazioni – finite sotto la lente di chi ritiene che gli errori di pianificazione siano stati pagati cari nel momento decisivo della stagione. E se le critiche si concentrano sugli innesti che non hanno inciso o sulle cessioni che hanno indebolito la rosa, la realtà del campo aggiunge un ulteriore elemento di preoccupazione: Koné, uno dei punti di riferimento del centrocampo, dovrà restare lontano dai campi per circa un mese a causa di un infortunio, lasciando un vuoto importante in una zona nevralgica del gioco. L’assenza del centrocampista, che si somma ad altre defezioni, costringerà lo staff tecnico a rivedere gli equilibri di reparto in un momento in cui la squadra ha disperatamente bisogno di punti per risollevare un morale minato dalle recenti battute d’arresto.
Il risvolto azzurro e le parole del dopo-partita
In questo quadro di incertezze, fa quasi da contraltare la convocazione in Nazionale di Pisilli: una notizia che, se da un lato rappresenta un orgoglio per il club e una conferma delle qualità del giovane cresciuto nel vivaio, dall’altro riaccende la riflessione su quanto il vivaio stesso possa rappresentare una risorsa in un contesto dove gli acquisti costosi non hanno sempre restituito quanto promesso. Il pareggio interno con il Bologna, del resto, aveva già acceso gli animi ancor prima del fischio d’inizio: la coreografia preparata dai sostenitori giallorossi era stata ampiamente apprezzata, ma l’ironia social non ha tardato a colpire, con commenti ironici come “Sembra un gatto” che hanno tentato di sdrammatizzare – o forse di sottolineare – l’amarezza di una serata che doveva essere di riscatto e si è invece trasformata in una nuova ferita aperta.
A raccontare il clima dell’addio all’Europa League è stato anche Ivan Zazzaroni, che sulle colonne del Corriere dello Sport ha offerto una lettura focalizzata sullo spettacolo: “Ha vinto il calcio”, ha scritto, sottolineando come la partita, al netto del risultato e della delusione per i tifosi romanisti e per Gasperini – di cui il giornalista ha richiamato il punto di vista – sia stata comunque un evento “superpositivo, nervoso e sfinente”. Un giudizio che fotografa la complessità di una sfida in cui il valore tecnico delle due squadre è emerso, ma che per la Roma rappresenta l’ennesimo capitolo di una stagione segnata da alti e bassi e da una progettazione che, ancora una volta, si è rivelata inadeguata rispetto agli obiettivi dichiarati.




