Investimenti esteri, l'Italia quarta in Europa secondo Deutsche Bank
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Redazione Economia
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L'Europa torna a occupare una posizione centrale nelle strategie delle grandi imprese internazionali e, dentro questa nuova geografia dei capitali, l'Italia riesce a ritagliarsi un ruolo di primo piano. È quanto emerge dal Global Sentiment Survey on Europe 2026 di Deutsche Bank, l'indagine condotta tra luglio e agosto su 1.200 dirigenti senior e responsabili aziendali di società con almeno cento dipendenti, con sede in tredici mercati extraeuropei.
Nel campione sono state incluse soltanto imprese già presenti nel Continente o interessate a entrarvi: i risultati, pertanto, non rappresentano l'universo completo delle aziende dei Paesi considerati.
La classifica europea
Il 33% delle aziende interpellate dichiara di avere piani di investimento nel nostro Paese, collocando l'Italia al quarto posto tra le destinazioni europee più attrattive. Davanti a lei si posizionano Germania, Regno Unito e Francia, mentre Spagna e Svizzera restano indietro.
A mostrare l'interesse più marcato verso il mercato italiano sono gli Emirati Arabi Uniti, con il 54%, seguiti dall'Arabia Saudita al 46% e dagli Stati Uniti al 41%; per le imprese messicane, invece, l'Italia rappresenta la seconda meta europea in assoluto, superata soltanto dalla Germania.
Le ragioni dell'attrattività
A sostenere la posizione italiana concorrono diversi fattori strutturali. Il regime fiscale agevolato per i nuovi residenti, noto come flat tax, insieme a un quadro favorevole per l'imposta di successione e all'accesso al mercato unico europeo, contribuisce a rendere il Paese più competitivo di quanto non suggerisca il dibattito interno. Milano, in particolare, si sta affermando come polo crescente per i family office e come centro finanziario di riferimento per i gestori internazionali.
Il quadro continentale
Oltre un terzo degli intervistati, il 35%, identifica l'Europa come la regione più attrattiva al mondo per il proprio business, davanti all'Asia-Pacifico (esclusa la Cina) al 24% e al Nord America al 19%. L'81% delle aziende afferma che il Vecchio Continente è diventato più importante nelle proprie decisioni di investimento rispetto a tre anni fa.
Permangono tuttavia nodi irrisolti: solo il 20% dei manager considera l'Europa un mercato pienamente unificato, mentre l'85% segnala effetti negativi legati a frizioni transfrontaliere e divergenze regolatorie e fiscali tra Stati membri.
Le criticità segnalate
Gli operatori internazionali chiedono iter autorizzativi più rapidi, semplificazione normativa ed energia a costi competitivi. Il costo del lavoro, indicato dal 42% degli intervistati, il regime fiscale al 44%, il costo dell'energia e la velocità delle autorizzazioni, entrambi al 47%, restano i terreni sui quali meno della metà delle aziende vede un vantaggio competitivo europeo. Alexander von zur Mühlen, membro del consiglio di amministrazione di Deutsche Bank, ha commentato: «L'economia globale ripone fiducia nell'Europa. Questo è il messaggio chiave del nostro sondaggio, conferma ciò che osserviamo quotidianamente con i clienti di tutto il mondo».
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