Il tesoro silenzioso degli italiani, tra lingotti nascosti e nuove tasse
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Redazione Economia
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Sotto i materassi, o più verosimilmente dentro le cassette di sicurezza delle banche e le vecchie casseforti di famiglia, gli italiani custodiscono un patrimonio che non ha nulla da invidiare alle riserve ufficiali dello Stato. Si parla di oro, naturalmente, e di quantità che assumono i contorni della leggenda metropolitana se non fosse per le stime, per quanto prudenti, che arrivano direttamente dagli addetti ai lavori. Secondo uno studio di Antico, l’associazione nazionale che tutela il comparto, il metallo prezioso in mano ai privati italiani – escludendo la bigiotteria e parlando solo di lingotti e monete coniati per l’investimento – si aggirerebbe tra le 1.200 e le 1.500 tonnellate -1. Una cifra, quest’ultima, che se valutata ai prezzi folli toccati recentemente dal mercato, con l’oncia che ha sfondato il muro dei 5.600 dollari, porterebbe il valore di questo tesoretto sommerso a toccare quota 209 miliardi di euro -1. Una quantità di metallo giallo che rappresenta più della metà dell’oro ufficiale della Banca d’Italia, terza riserva mondiale con le sue 2.452 tonnellate, e che sale a dismisura se si prova a includere nel calcolo anche i gioielli e l’oro non tracciabile, arrivando in quel caso a stimare 4.800 tonnellate complessive e un valore che lieviterebbe fino a sfiorare i 670 miliardi -1.
L’incertezza dei mercati e il richiamo del bene rifugio
La ragione di questa massiccia presenza di oro nelle mani dei risparmiatori italiani affonda le radici in una consolidata diffidenza verso la carta stampata e le turbolenze economiche. L’oro, da sempre, viene percepito come un porto sicuro, un bene capace – almeno nella narrazione comune – di mantenere inalterato il proprio potere d’acquisto anche quando l’inflazione galoppa e le monete perdono colpo. Non a caso, con il ritorno dell’inflazione a livelli che non si vedevano da decenni e con le banche centrali di mezzo mondo, a partire da quelle dei Paesi emergenti in piena corsa alla de-dollarizzazione per timore delle mosse di Trump, che hanno ricominciato ad accumularlo, le quotazioni sono letteralmente decollate -5. Questa impennata, che ha portato l’oro a diventare un argomento di conversazione anche tra i non addetti ai lavori, ha però riacceso un dibattito mai sopito sulla sua reale natura: è davvero un investimento sicuro o si tratta piuttosto di una trappola per risparmiatori poco informati?
Le avvertenze di Beppe Scienza e il nodo della tassazione
A gettare acqua sul fuoco dell’entusiasmo è, tra gli altri, Beppe Scienza, matematico e docente all’Università di Torino, da decenni una spina nel fianco del sistema del risparmio gestito e delle semplificazioni finanziarie. Nel suo ultimo lavoro, intitolato significativamente “Oro: bene rifugio o trappola?”, Scienza invita a una prudenza che definiremmo obbligata, smontando alcuni luoghi comuni piuttosto diffusi -2-8. L’esperto sostiene, dati alla mano, che l’affermazione secondo cui l’oro difenderebbe sempre e comunque dall’inflazione sia falsa, perché il suo andamento, se osservato su lunghi periodi, si rivela essere totalmente imprevedibile, capace di regalare soddisfazioni in certe fasi e cocenti delusioni in altre -2. Ma la vera stoccata, nel suo ragionamento, riguarda il contesto fiscale italiano, un aspetto che molti risparmiatori tendono a sottovalutare quando acquistano il lingotto o la sterlina d’oro.
La tassazione sulle plusvalenze da cessione di oro da investimento ha subito un’impennata notevole negli ultimi tempi. Con la manovra del 2024, il governo ha di fatto quadruplicato l’imposta, portandola al 26 per cento non solo sulla differenza tra prezzo di vendita e prezzo di acquisto, ma sull’intero ricavato per chi non è in grado di dimostrare il costo di carico del proprio oro, situazione frequentissima per chi ha acquistato decenni fa senza farsi rilasciare fattura -5. Questo significa, come spiega lo stesso Scienza, che un piccolo investitore che oggi decidesse di vendere un vecchio conio si vedrebbe decurtare un quarto del suo valore, trasformando di fatto un guadagno nominale, che già poco ha a che fare con l’aumento del potere d’acquisto reale, in una potenziale perdita secca -5. Un paradosso, considerando che lo stesso governo, in un primo momento, aveva tentato di rivendicare la proprietà popolare dell’oro di Bankitalia, salvo poi colpire duramente quello in mano ai cittadini.
La cronaca che si intreccia con la finanza
Mentre il dibattito sul valore dell’oro e sulla sua tassazione anima gli esperti del settore, la cronaca italiana corre su altri binari, se possibile ancora più drammatici. A Napoli, la Procura ha notificato sei avvisi di garanzia ad altrettanti sanitari dell’ospedale Monaldi nell’ambito dell’inchiesta sulla morte del piccolo Domenico, il bambino di due anni e mezzo deceduto dopo un tragico trapianto di cuore -4-10. L’organo, trasportato da Bolzano, sarebbe stato danneggiato in modo irreparabile dall’utilizzo di ghiaccio secco, che lo ha di fatto “bruciato” prima dell’impianto. L’ipotesi di reato, al momento, è di omicidio colposo, e i carabinieri del Nas hanno già sequestrato i telefoni cellulari dei medici e degli infermieri coinvolti per ricostruire l’esatta catena delle comunicazioni e delle responsabilità -7. La famiglia del bambino, assistita dall’avvocato Francesco Petruzzi, ha chiesto che si faccia piena luce e non si esclude, in futuro, la possibilità di un diverso inquadramento giuridico dei fatti, qualora emergessero elementi più gravi -4.
In un contesto completamente diverso, ma ugualmente capace di catalizzare l’attenzione mediatica, c’è l’annuncio che arriva dal mondo della musica leggera. Sarà Giorgia Cardinaletti, volto noto del Tg1, a co-condurre la serata finale del prossimo Festival di Sanremo, affiancando Carlo Conti e Laura Pausini -3-9. La notizia, come da tradizione, è stata data in diretta televisiva dallo stesso Conti, cogliendo di sorpresa la giornalista, che ha reagito con evidente e sincera emozione -3. Un’edizione, quella del 2026, che si preannuncia ricca di premi alla carriera, destinati a Fausto Leali, Mogol e Caterina Caselli, in un’ideale continuità con la tradizione musicale italiana che il Festival, anche in tempi di turbolenze finanziarie e di cronaca nera, continua a rappresentare.




