«Lottate fino all’ultimo respiro»: le ultime parole di Eric Dane alle figlie hanno commosso il mondo
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Redazione Cultura e Spettacolo
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C’è un momento, in Famous Last Words – lo speciale che Netflix ha scelto di diffondere solo dopo la sua scomparsa –, in cui Eric Dane smette di essere l’interprete del dottor Mark Sloan o il tormentato Cal Jacobs di Euphoria e resta soltanto un padre. Seduto di fronte alla telecamera, registrato lo scorso novembre quando ormai la sclerosi laterale amiotrofica gli aveva già rubato parte dei movimenti e cominciava a intaccare la voce, l’attore – spentosi giovedì 19 febbraio a Los Angeles all’età di cinquantatré anni – ha voluto che le sue ultime parole pubbliche fossero per Billie e Georgia, le due figlie avute dall’ex moglie Rebecca Gayheart. «Billie e Georgia, queste parole sono per voi», esordisce nell’intervista, e chi guarda sa che quelle frasi arrivano da un uomo che non c’è più, un passaggio di testimone postumo che trasforma un saluto in un testamento spirituale. La piattaforma, rispettando l’accordo preso con lui, ha reso accessibile la conversazione soltanto dopo la morte, regalando al pubblico l’immagine di un uomo che, nonostante la malattia, cercava di lasciare qualcosa di solido a chi restava.
La lezione di un padre alle figlie: niente autocommiserazione
Dane, che della diagnosi aveva dato notizia pubblica soltanto dieci mesi prima – nell’aprile del 2025, con un’esclusiva a People –, non ha mai cercato di addolcire la realtà. Nel corso della chiacchierata con Netflix, però, ha evitato accuratamente di trasformare il proprio vissuto in un elenco di rimpianti o di dolori. Ha raccontato alle ragazze – e a chiunque avrebbe ascoltato dopo – quanto fosse stato, per lunghi anni, «perso nella propria testa, a rotolarsi nell’autocommiserazione, nella vergogna e nel dubbio». Un’ammissione sorprendente, se si pensa all’immagine patinata del “McSteamy” che lo aveva reso celebre in Grey’s Anatomy a partire dal 2006. Poi, quasi a voler raddrizzare il tiro, l’invito a fare l’esatto contrario: «Vivete l’adesso, proprio adesso. Il presente è tutto, apprezzate ogni momento». Parole che suonano come un testamento laico, un tentativo di mettere in guardia le figlie dagli stessi errori in cui lui era caduto.
Non c’è spazio, nel suo messaggio, per la rassegnazione. «Questa malattia mi sta divorando il lentamente», spiega a un certo punto, con una lucidità che lascia senza fiato, «ma non mi porterà mai via lo spirito». E infatti, nonostante la SLA gli avesse già reso impossibile guidare, andare in palestra o anche soltanto uscire per un caffè come faceva prima, Dane ha continuato a lavorare fino a pochi mesi fa: la sua ultima apparizione, quasi un amaro scherzo del destino, lo ha visto interpretare un vigile del fuoco malato di SLA in Brilliant Minds, serie medical girata a Toronto. Un ruolo che forse gli ha permesso di guardare in faccia il proprio destino da un’altra prospettiva, quella della finzione che prova a tenere a bada la realtà.
Patrick Dempsey e il ricordo degli ultimi giorni: «Faceva fatica a parlare, era costretto a letto»
Il legame con il cast di Grey’s Anatomy, del resto, non si è mai spezzato. Patrick Dempsey, l’indimenticabile Derek Shepherd – il “McDreamy” che per anni ha diviso con lui lo schermo e il favore del pubblico –, ha scelto di raccontare gli ultimi giorni dell’amico ai microfoni di Virgin Radio UK, nel Chris Evans Breakfast Show. E lo ha fatto con una sincerità che non lascia spazio a facili retoriche. «Ci siamo scritti dei messaggi circa una settimana fa», ha rivelato Dempsey, «alcuni amici sono andati a trovarlo e mi hanno detto che stava iniziando a perdere la capacità di parlare». La SLA, nella sua forma più aggressiva – e quella di Dane lo era particolarmente –, non lascia scampo: dopo aver attaccato gli arti, compromettendo l’uso della mano destra già alla fine del 2025, si era spinta fino a minacciare la deglutizione e la fonazione. «Era costretto a letto», ha proseguito l’attore, «e faceva davvero tanta fatica a deglutire; la qualità della sua vita stava peggiorando a una velocità impressionante».
Dempsey, che nel corso degli anni non aveva mai smesso di sentirsi vicino a Dane, ha voluto però ricordarlo com’era prima che la malattia lo trasformasse. E qui il racconto si colora di un’ironia affettuosa, quasi leggera: «Nella sua prima scena in Grey’s Anatomy, uscì dal bagno con solo un asciugamano attorno alla vita, tutto lucido e con un aspetto fantastico. Mi fece sentire completamente insignificante e fuori forma». Un aneddoto che dice molto del rapporto tra i due: una competizione mai davvero tale, trasformata in stima reciproca e in un’amicizia che ha resistito al tempo e alle distanze.
Un’eredità di sensibilizzazione e la scelta di condividere la malattia
Negli ultimi mesi, Dane aveva scelto di non nascondersi. Dopo l’annuncio della diagnosi nell’aprile 2025, aveva deciso di trasformare la propria esperienza in qualcosa di utile per gli altri, partecipando a iniziative di raccolta fondi e di sensibilizzazione sulla SLA. Un impegno che la famiglia, nel comunicato diffuso dopo la morte, ha voluto sottolineare con parole precise: «Durante il suo percorso, Eric è diventato un appassionato sostenitore della ricerca, determinato a fare la differenza per chi affronta la stessa battaglia». Una battaglia che lui stesso ha combattuto senza nascondere la rabbia e la paura, come aveva confessato in un’intervista a Diane Sawyer per Good Morning America: «Sono arrabbiato perché mio padre mi è stato portato via quando ero piccolo, e ora c’è una possibilità molto concreta che io venga portato via alle mie figlie quando sono ancora giovani».
E proprio le figlie, Billie e Georgia – avute da Rebecca Gayheart, da cui si era separato nel 2018 per poi ritirare la richiesta di divorzio nel marzo 2025, poche settimane prima della diagnosi pubblica –, sono state il centro dei suoi ultimi pensieri. Nell’intervista a Netflix, dopo averle invitate a innamorarsi «non necessariamente di una persona, ma di qualcosa, della propria passione, della propria gioia», chiude con una semplicità che spezza il cuore: «Billie e Georgia, siete il mio cuore. Siete il mio tutto. Buonanotte. Vi voglio bene. Queste sono le mie ultime parole». Parole che, grazie alla sua scelta di condividerle, resteranno molto oltre il tempo in cui sono state pronunciate.




