Influenza K, il virologo Pregliasco: "La coda lunga durerà fino a fine febbraio, farmaci antivirali solo su indicazione medica"

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Redazione Salute Redazione Salute   -   L'ondata influenzale dominata dalla cosiddetta variante K, che ha messo a letto milioni di italiani, ha probabilmente superato il suo apice, lasciando però dietro di sé una scia di malati che continuerà a caratterizzare le settimane a venire. A tracciare il quadro, confermando come la curva epidemica sia ormai entrata in una fase discendente, è il virologo Fabrizio Pregliasco, il quale sottolinea come il fenomeno, seppur in attenuazione, non sia affatto giunto al capolinea. La “coda” dell'epidemia, spiega l'esperto, ci accompagnerà infatti fino alla fine del prossimo mese, con numeri che, nel complesso, rimangono rilevanti e allineati alle previsioni più attendibili formulate all’inizio della stagione: si stimano, in totale, circa quattordici milioni di casi, un dato che riflette la maggiore trasmissibilità di questo ceppo virale rispetto ad altri.

I numeri dopo il picco e la situazione nei più piccoli

La discesa della curva, d'altronde, è un dato confermato anche dall'epidemiologo dell'Istituto Superiore di Sanità, secondo il quale da tre settimane si registra una netta diminuzione delle infezioni, il che rende improbabile un nuovo incremento paragonabile ai livelli osservati a fine dicembre. Rimangono, tuttavia, alcune differenze significative a livello geografico e anagrafico: il calo risulta infatti meno marcato nelle regioni del Sud e, in particolare, tra i bambini con età inferiore ai quattro anni, una fascia in cui la circolazione del virus sembra mostrare una certa persistenza. Ciò, come molti genitori hanno purtroppo avuto modo di constatare, è coerente con una caratteristica di questa infezione, i cui sintomi – per quanto in linea con quelli classici dell'influenza stagionale – possono manifestarsi con intensità e, soprattutto, durare più a lungo del consueto, debilitando chi ne viene colpito.

Gli antivirali e la necessità del parere medico

Proprio di fronte a un decorso che può rivelarsi più impegnativo, Pregliasco ritorna su un punto cruciale, ovvero la disponibilità di strumenti farmacologici specifici. Esistono, ricorda il virologo, due antivirali – Oseltamivir e Zanamivir – che possono rivelarsi utili nel contrastare il virus. La loro assunzione, tuttavia, non deve essere frutto di iniziativa personale, ma deve avvenire esclusivamente dietro preciso consiglio e prescrizione medica, riservandoli ai “casi giusti” dove il beneficio sia valutato come significativo. Si tratta di una precisazione fondamentale, che mette in guardia da un uso indiscriminato e improprio di farmaci il cui impiego va calibrato con attenzione, considerando il profilo individuale di ciascun paziente e la reale necessità terapeutica.

Il quadro generale e le raccomandazioni

La fase attuale, dunque, è quella di una lenta uscita dall'emergenza più acuta, ma in un contesto dove la vigilanza non deve venire meno. La circolazione virale, seppur in calo, rimane sostenuta e capace di generare nuovi casi, prolungando quel periodo di convivenza con la malattia che gli specialisti definiscono appunto “coda lunga” dell’epidemia. In questo frangente, al di là della possibile terapia antivirale che resta di stretta competenza dei medici curanti, rimangono valide tutte le consuete raccomandazioni: il riposo, un’adeguata idratazione e il ricorso a farmaci sintomatici per alleviare gli stati febbrili e i dolori muscolari, aspettando che l'organismo, con i giusti supporti, completi il suo naturale processo di guarigione.

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