Carburanti, primo segnale di ribasso dopo tre settimane: benzina a 2,155 euro al litro

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Dopo circa tre settimane di rialzi ininterrotti, è tornato il segno meno sui prezzi dei carburanti alla pompa. Il Ministero delle Imprese e del Made in Italy ha rilevato questa mattina un prezzo medio nazionale in modalità self service di 2,155 euro al litro per la benzina, in leggera flessione rispetto ai 2,156 euro di ieri, e di 2,340 euro per il gasolio, invariato rispetto alla giornata precedente. Il calo, seppur contenuto, segna un'inversione di tendenza dopo un periodo di aumenti che aveva portato i listini a superare ampiamente la soglia dei 2 euro.

Il quadro sulle diverse reti

La flessione appare più marcata sulla rete autostradale, dove il prezzo medio self è sceso a 2,245 euro al litro per la benzina e a 2,418 euro per il gasolio, in discesa rispettivamente dai 2,248 e 2,422 euro registrati ieri. Nonostante il ribasso, il differenziale tra autostrada e viabilità ordinaria resta evidente, con un divario di circa nove centesimi al litro per la benzina e di quasi otto per il gasolio.

Si tratta di una forbice storicamente legata ai maggiori costi di gestione delle aree di servizio, che continuano a praticare prezzi più elevati rispetto ai distributori urbani ed extraurbani.

La spinta del petrolio

All'origine del raffreddamento dei listini c'è soprattutto l'andamento delle quotazioni internazionali del greggio. La ripresa dei flussi nello Stretto di Hormuz e la riapertura dell'oleodotto saudita Est-Ovest, chiuso in via precauzionale lo scorso 11 settembre dopo un attacco con droni provenienti dall'Iraq, hanno contribuito ad allentare la pressione sui mercati. Il Brent ha così ripiegato sotto la soglia dei cento dollari al barile, chiudendo la seduta di lunedì a 99,25 dollari, per la prima volta dall'8 settembre.

Il peso sull'autotrasporto

Nonostante il primo segnale di ribasso, i livelli raggiunti restano critici per le imprese che consumano grandi quantità di gasolio. Per un mezzo pesante con serbatoio da 900 litri e una percorrenza di circa 3.000 chilometri al mese, il costo di un pieno è passato dai 1.503,78 euro di febbraio ai 1.971,61 euro di metà settembre, con un aggravio complessivo stimato in oltre 11.200 euro per ciascun camion nel periodo.

Le associazioni di categoria continuano a chiedere lo sblocco dei ristori, il cui pagamento è atteso a partire dal 20 ottobre, e la trasformazione del credito d'imposta in misura strutturale.

Le differenze sul territorio

I prezzi medi nazionali nascondono disparità anche significative tra le diverse aree del Paese. In Friuli Venezia Giulia, ad esempio, il gasolio ha toccato quota 2,368 euro al litro, un livello superiore alla media nazionale. Il monitoraggio dell'Osservatorio del Mimit, che raccoglie quotidianamente i dati comunicati dagli impianti di distribuzione, consente di confrontare le quotazioni praticate nelle singole stazioni di servizio, uno strumento di trasparenza pensato per orientare le scelte di rifornimento di consumatori e imprese.

Le prospettive del mercato

A pesare sull'evoluzione dei listini concorrono anche le dichiarazioni del presidente statunitense Donald Trump in merito al conflitto con l'Iran, che hanno reintrodotto elementi di incertezza sui mercati energetici. La riapertura dell'oleodotto Petroline, che attraversa l'Arabia Saudita dal Golfo Persico al porto di Yanbu sul Mar Rosso, è considerata dagli operatori un fattore chiave per il riassorbimento delle tensioni sui prezzi, sebbene permangano elementi di fragilità legati alle rotte marittime alternative e alle condizioni geopolitiche dell'area.

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