Vlahovic e la Juventus: un rapporto sempre più complicato

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Dusan Vlahovic, che pure aveva iniziato la stagione con l’ambizione di diventare il perno dell’attacco juventino, si ritrova oggi ai margini di un progetto in cui non sembra più riconoscersi. Le tensioni, accumulate nel tempo, hanno raggiunto un punto di non ritorno, e il recente episodio del like al post di Jude Bellingham dopo la sconfitta contro il Real Madrid non ha fatto che alimentare ulteriori polemiche. Quel gesto, apparentemente banale, è stato interpretato come un segnale di distacco, se non addirittura di insofferenza, verso un ambiente che lo ha spesso messo sotto pressione senza garantirgli la fiducia incondizionata.

La situazione, del resto, era già critica da mesi. Le prime trattative per il rinnovo del contratto, avviate dall’ex direttore sportivo Cristiano Giuntoli, si erano arenate sulla questione economica: alla Juventus, alle prese con un bilancio da risanare, era stato proposto un prolungamento fino al 2028 con un ingaggio ridotto, tra i 7 e gli 8 milioni di euro. Una cifra lontana dalle aspettative del serbo, che pure aveva accettato di farsi carico di un ruolo centrale nella fase offensiva della squadra, soprattutto quando l’infortunio di Arkadiusz Milik lo aveva costretto a giocare anche in condizioni non ottimali. Thiago Motta, pur apprezzandone la professionalità, lo ha spesso sacrificato non appena Randal Kolo Muani è entrato nei piani tecnici, relegandolo a un ruolo di secondo piano.

L’episodio di Miami, dove Vlahovic è rimasto in panchina per l’intera partita nonostante il bisogno disperato di gol, ha confermato una frattura ormai evidente. Arrivato con il cappuccio calato per evitare sguardi e pioggia, il giocatore ha seguito la gara da lontano, senza mai ricevere la chiamata dall’allenatore, nemmeno negli ultimi minuti, quando un suo eventuale ingresso avrebbe potuto cambiare le sorti dell’incontro. Un’esclusione che ha fatto discutere, soprattutto perché arriva in un momento in cui il suo futuro in bianconero appare sempre più incerto.

I social network, in questo contesto, sono diventati un termometro delle tensioni. Quello che per molti potrebbe sembrare un semplice like è invece, nel calcio moderno, un messaggio cifrato, un modo per esprimere dissenso senza usare parole. E se alcuni lo hanno liquidato come una svista, altri vi hanno letto la conferma di un malcontento che ormai travalica i confini dello spogliatoio. Non è la prima volta che un gesto del genere scatena polemiche: da Marcus Thuram a Gianluca Mancini, sono diversi i calciatori finiti nel mirino per aver “gradito” post scomodi.

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