Borse Ue in affanno, l’effetto Iran spinge il petrolio. A Milano vola Nexi sui rumor Cvc
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Redazione Economia
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La seduta del 29 aprile si apre all’insegna della debolezza per le principali piazze finanziarie del Vecchio Continente, le quali – in un clima di crescente avversione al rischio – faticano a trovare una direzione chiara, guardando con una certa apprensione sia all’andamento dei listini statunitensi, sia all’esito delle attesissime trimestrali dei colossi della tecnologia. Piazza Affari, dopo un avvio incerto, si attesta su una flessione dello 0,3%, allineandosi di fatto alla scia negativa tracciata da Wall Street, dove ieri i timori sul comparto dell’intelligenza artificiale hanno riacceso la volatilità; a pesare sul sentiment è stata la notizia, riportata dal Wall Street Journal, secondo cui OpenAI avrebbe mancato gli obiettivi di crescita di utenti e fatturato, un campanello d’allarme che getta ombre sulla sostenibilità degli ingenti investimenti nel settore, come del resto segnalato da più parti negli ultimi giorni.
L’oro nero non si ferma, lo Stretto di Hormuz nel mirino
A complicare ulteriormente il quadro macroeconomico, già reso teso dalle aspettative per la riunione della Federal Reserve, ci pensa l’impennata del prezzo del petrolio, una fiammata che trova la sua principale ragione nelle rinnovate tensioni geopolitiche che avvolgono il Medio Oriente. Il Brent scavalca quota 114 dollari al barile, mentre il West Texas Intermediate (Wti) si porta sopra i 103 dollari, sostenuti dalle prospettive di un blocco prolungato dello Stretto di Hormuz, un vero e proprio snodo vitale per il commercio mondiale delle materie prime energetiche. In questo contesto di tesa attesa, fa notizia il passaggio di una petroliera battente bandiera giapponese attraverso lo Stretto, con il ministero degli Esteri di Tokyo che ha confermato, tramite un post sulla piattaforma X, la presenza a bordo di tre membri dell’equipaggio nipponici; un evento, questo, letto come un possibile (seppur limitato) segnale di distensione, anche se la percezione generale resta quella di un’impennata del rischio di approvvigionamento.
Il rimbalzo improbabile di Nexi e il muro del golden power
Controcorrente rispetto a questo mare di incertezze – e anzi, letteralmente volante – si trova invece il titolo Nexi, che si issa prepotentemente in cima al listino di Piazza Affari toccando i massimi da inizio anno, alimentato da insistenti indiscrezioni di stampa relative a un possibile ritorno in grande stile del fondo Cvc Capital Partners. Secondo quanto riportato dal Financial Times, il colosso del private equity starebbe studiando un’offerta da circa 9 miliardi di euro per il delisting della paytech milanese, un’operazione che però – va detto – appare ancora in una fase marcatamente preliminare e che dovrà fare i conti con l’irrigidimento del governo, pronto a mettere mano al golden power per tutelare asset ritenuti strategici come la divisione Digital Banking Solutions (Dbs). Gli analisti, dal canto loro, non nascondono più di un dubbio sulla reale creazione di valore per gli azionisti, evidenziando come il principale ostacolo sia rappresentato proprio dalla necessità di mantenere il controllo domestico su infrastrutture nevralgiche, un crocevia che renderà l’operazione – semmai dovesse concretizzarsi – politicamente complessa oltre che finanziariamente articolata.
L’attesa per la Fed e i conti delle Big Tech
Sullo sfondo, a tenere banco, rimane l’appuntamento con la banca centrale americana, la cui decisione sui tassi – attesi invariati – passa quasi in secondo piano rispetto alle parole che Jerome Powell pronuncerà nel suo intervento, l’ultimo prima della scadenza del suo mandato a capo dell’istituto. Gli investitori si preparano anche a scrutare i conti di Alphabet, Amazon, Meta e Microsoft, in arrivo dopo la chiusura dei mercati, alla ricerca di segnali concreti sulla redditività reale dell’intelligenza artificiale, un settore finora trainante ma improvvisamente finito sotto la lente d’ingrandimento dopo i deludenti dati interni di OpenAI; un’ombra, quella della bolla speculativa, che si allunga minacciosa su un mercato già provato dalla carenza di liquidità e dall’impennata dei costi energetici, decretando così una giornata di forte cautela per le principali borse europee.




