Borsa, l’ultimatum di Trump all’Iran congela i listini. A Milano giù Leonardo sui rumor del vertice

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Redazione Economia Redazione Economia   -   L’ombra dell’ultimatum lanciato dal presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, all’Iran si è allungata sui mercati finanziari europei, imponendo una pausa di riflessione agli investitori che – in attesa di comprendere l’evoluzione concreta della crisi in Medio Oriente – hanno scelto di non esporsi, trascinando al ribasso le principali piazze azionarie. A Piazza Affari, il Ftse Mib ha archiviato la seduta in calo dello 0,47%, un segnale di cautela reso ancora più significativo dalla scadenza imminente dei termini fissati da Trump: le due del mattino italiane rappresentano il momento oltre il quale il presidente potrebbe autorizzare una nuova ondata di attacchi contro le infrastrutture civili di Teheran, un’eventualità che nessun operatore intende scommettere prima di averne verificato l’esito.

Le borse tra rialzi mattutini e ripiegamento pomeridiano

Nonostante la tensione, la giornata di martedì 7 aprile ha regalato una partenza cautamente ottimista: le Borse europee, al giro di boa di metà seduta, viaggiavano in rialzo, seppur lontane dai picchi toccati nelle prime ore di contrattazioni. Il Ftse Mib, che aveva perfino superato un guadagno dell’1%, ha poi ridimensionato le ambizioni chiudendo poco sopra la parità per quanto riguarda l’intraday, con un +0,5% registrato nelle ore centrali prima del definitivo ripiegamento. Parigi (+0,6%), Madrid (+0,8%), Londra (+0,1%) e Amsterdam (+0,4%) hanno tenuto meglio, mentre Francoforte è rimasta sostanzialmente invariata. A raffreddare gli entusiasmi ha contribuito anche l’andamento annunciato dei future a Wall Street, orientati verso un’apertura debole.

Petrolio in volata, lo Stretto di Hormuz tiene alta la pressione

Il nodo centrale della partita resta quello energetico, e qui i numeri parlano chiaro: il greggio Wti del Texas è balzato del 5% raggiungendo quota 117 dollari al barile, mentre il Brent ha messo a segno un progresso dell’1,58% attestandosi a 111 dollari. Questa impennata – alimentata dal perdurare della sesta settimana consecutiva di conflitto e dalla minaccia concreta di una chiusura dello stretto di Hormuz – dimostra come le pressioni di Trump su Teheran non siano riuscite, finora, ad allentare la morsa sul Golfo Persico. Anzi, l’avvicinarsi della scadenza dell’ultimatum, con il presidente americano che avrebbe di fatto tagliato i canali di comunicazione diretta con l’Iran, non ha fatto che alimentare il timore di una nuova escalation.

Leonardo a picco, pesano i rumor su un cambio al vertice

Sul listino milanese, a distinguersi in negativo è stata soprattutto Leonardo, finita a picco con un crollo dell’8%. A pesare sul titolo del gruppo della difesa non sono state solo le variabili geopolitiche – che pure incidono sul settore – ma un rumor specifico e circostanziato relativo a un possibile avvicendamento al vertice dell’azienda. Una voce, quest’ultima, che gli investitori hanno scontato con decisione in attesa di sviluppi formali, contribuendo così a rendere la seduta di Piazza Affari ancora più nervosa di quanto già imposto dall’orologio dell’ultimatum di Trump.

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