Emergency salva 113 migranti, a bordo della Life Support c’è Soldini
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Redazione Interno
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La nave Life Support di Emergency ha soccorso 113 migranti nel Mediterraneo centrale con due interventi tra martedì 27 e mercoledì 28 ottobre. A bordo dell’imbarcazione umanitaria, impegnata nelle operazioni di ricerca e soccorso, c’era anche il navigatore oceanico Giovanni Soldini, imbarcato come volontario. Le persone salvate viaggiavano su due imbarcazioni di fortuna, una barca di legno sovraffollata e un piccolo gommone, entrambe in difficoltà in mare. Dopo gli interventi, alle autorità italiane è stato chiesto di assegnare un porto sicuro per lo sbarco: la destinazione indicata è Genova, distante diverse centinaia di miglia dal luogo dei soccorsi.
Due operazioni di soccorso tra le zone Sar maltese e libica
Il primo intervento ha permesso di mettere in salvo 73 persone a bordo di un’imbarcazione in legno nelle acque internazionali della zona di ricerca e soccorso maltese. Il natante era sovraffollato e inclinato su un lato, mentre le condizioni meteorologiche rendevano più difficili le operazioni. Tra le persone recuperate c’erano quattro donne, un bambino e 15 minori non accompagnati. I passeggeri hanno raccontato di essere partiti da Gasr Garabulli, in Libia, intorno alla mezzanotte del 26 ottobre, affrontando una traversata durata oltre un giorno e mezzo. Le segnalazioni di pericolo erano arrivate da Alarm Phone, la rete che raccoglie richieste di aiuto da imbarcazioni in difficoltà.
Il secondo salvataggio si è concluso nelle prime ore di mercoledì, intorno alle 3, nella zona Sar libica. La Life Support ha recuperato altre 40 persone che si trovavano su un gommone sovraffollato, privo di adeguati dispositivi di sicurezza. A bordo c’erano 35 uomini e cinque donne; tra gli uomini figuravano 21 minori stranieri non accompagnati. La partenza, secondo i racconti dei naufraghi, era avvenuta dalla città libica di Zawiya. Anche in questo caso Alarm Phone aveva segnalato l’emergenza e l’equipaggio ha dovuto operare al buio, con condizioni del mare sfavorevoli. Il bilancio complessivo comprende due donne incinte e numerosi minorenni, alcuni dei quali affrontavano la traversata senza familiari.
Giovanni Soldini: «Felice di fare parte della squadra di Emergency»
Il navigatore oceanico ha partecipato alle attività di soccorso e trasbordo insieme all’equipaggio della nave umanitaria. Soldini ha descritto le operazioni come organizzate e professionali, dichiarandosi felice di far parte della squadra dell’organizzazione. Il suo contributo si inserisce in un intervento che ha richiesto di trasferire in sicurezza persone provenienti da imbarcazioni inadatte ad affrontare una traversata in condizioni difficili. I migranti soccorsi arrivano da Bangladesh, Somalia, Eritrea, Egitto, Etiopia, Pakistan, Sudan, Niger e Gibuti, Paesi diversi tra loro ma segnati, in misura variabile, da conflitti, violenze, instabilità o gravi difficoltà economiche e umanitarie.
La protesta di Emergency per il porto assegnato
La destinazione indicata dalle autorità italiane ha aperto un nuovo fronte di polemica sulla gestione delle navi umanitarie nel Mediterraneo centrale. Genova si trova a circa 680 miglia nautiche dal punto dell’intervento e il viaggio richiederà quasi quattro giorni di navigazione. Emergency contesta l’assegnazione di un porto così lontano dalle aree in cui si verificano le emergenze, sostenendo che trasferimenti prolungati riducano la possibilità di intervenire su altre imbarcazioni in pericolo. L’organizzazione denuncia che questa scelta allontana le navi di soccorso dalle zone interessate da naufragi, intercettazioni e respingimenti verso la Libia, che definisce illegali. Durante il tragitto verso la Liguria, la Life Support rimane comunque operativa e pronta a intervenire qualora incontri altre persone in difficoltà.
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