Shoigu, l’ombra lunga del passato e le voci di un golpe che il Cremlino non può ignorare

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Certi nomi sono come gli amori che fanno giri immensi e poi ritornano; Sergey Shoigu, ad esempio, non se ne parlava da un paio d’anni, da quando con una manovra discreta era stato destituito da ministro della Difesa – e quindi dalla gestione diretta della guerra in Ucraina – per essere ricollocato in quella che molti analisti avevano definito una “promozione laterale” come segretario del Consiglio di sicurezza. A sostenere la tesi che si trattasse di una rimozione salvifica, utile per non farlo finire nel vortice dello scandalo per le tangenti sulle forniture militari, c’era un corredo di foto che non lasciava dubbi sulla sua profonda amicizia con Vladimir Putin: scatti rubati in cui compaiono insieme a petto nudo durante una battuta di pesca ad alta gradazione alcolica o quello dove il presidente fa da testimone al matrimonio della figlia di Shoigu. Eppure, nella Russia paranoica di oggi, i legami personali sembrano contare sempre meno.

L’intelligence europea accende i riflettori sul pericolo interno

A riportare il nome dell’ex ministro nell’agenda dei media internazionali è stato un rapporto non meglio specificato di un’agenzia di intelligence europea, poi rilanciato dalla Cnn, secondo cui il Cremlino vivrebbe una fase di crescente inquietudine. Le misure di sicurezza attorno al presidente sono state radicalmente intensificate: si parla di controlli a tappeto sui collaboratori più stretti, inclusi cuochi, fotografi e guardie del che non possono più utilizzare i mezzi pubblici, e persino l’obbligo per alcuni di loro di usare telefoni cellulari senza accesso a internet per evitare fughe di informazioni. È un clima di sospetto così denso che, stando al dossier, lo stesso Putin trascorrerebbe settimane intere in bunker modernizzati – l’ultimo dei quali si troverebbe nella regione di Krasnodar – mentre i media statali diffonderebbero immagini preregistrate per simulare la normalità delle sue attività.

Lo sciamanesimo, la popolarità per gli incendi e le purghe

Shoigu, oggi settantunenne, è una figura anomala nel panorama politico moscovita. Nato nella remota regione siberiana di Tuva, secondo alcuni familiari seguirebbe ancora tradizioni sciamaniche, un dettaglio che in un’epoca di nazionalismo ortodosso gli ha creato più di un imbarazzo (tanto da sottoporsi a un nuovo battesimo per fugare ogni dubbio). La sua popolarità, che lo ha reso per un decennio il ministro piú amato dai russi, non deriva però dalla guerra bensì dal suo precedente ruolo a capo del ministero delle Situazioni di emergenza. Era lui, in quegli anni, a presentarsi di persona nei luoghi dei grandi disastri, dagli incendi alle alluvioni, guadagnandosi sul campo la fiducia dei cittadini. Un credito politico che però si è progressivamente esaurito con lo scandalo delle tangenti militari: decine di arresti hanno decimato la sua cerchia, culminando nello scorso marzo con la detenzione di Ruslan Tsalikov, il suo braccio destro dal lontano 1994.

L’improbabile congiura e il precedente Prigozhin

Nonostante i riflettori puntino addosso a lui, l’ipotesi che Shoigu possa realmente capitanare un colpo di Stato appare agli osservatori piuttosto debole. È un civile, prima di tutto, e quasi mai si è visto un ammutinamento militare ordito per conto di un estraneo ai ranghi delle forze armate. Inoltre, le recenti epurazioni hanno di fatto polverizzato la sua rete di potere all’interno del ministero, sostituita da fedelissimi dell’attuale ministro della Difesa, il tecnocrate Andrej Belousov. Se si aggiunge il ricordo ancora vivido della fine che fece Evgenij Prigozhin – il capo della Wagner morto in un misterioso incidente aereo due mesi dopo la sua marcia su Mosca – è difficile immaginare che l’ex ministro voglia volontariamente seguire quella stessa scia di polvere. Tuttavia, che il solo sospetto di un tradimento sia sufficiente per costringere Putin a blindarsi in un bunkere e a far assaggiare il cibo a qualcun altro prima di mangiarlo, la dice lunga sullo stato di salute del Cremlino.

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