Carburanti, i cartelli “benzina esaurita” e il caso delle accise: cosa c’è dietro la psicosi dei pieni
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Redazione Economia
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Il cartello con la scritta “benzina esaurita” appeso alla pompa di un distributore, un’immagine che negli ultimi giorni ha ricominciato a circolare ossessivamente sui social network, ha riacceso l’ansia degli automobilisti italiani, già provati dall’impennata del costo del greggio conseguente alla guerra in Iran e alla chiusura dello Stretto di Hormuz. Se da un lato l’allarme per una presunta emergenza nazionale, alimentato da titoli sensazionalistici e da un’impennata delle ricerche online (dati alla mano, Google Trends ha registrato un’impennata di query relative alla “mancanza di rifornimenti”), sembra essere destinato a ridimensionarsi, dall’altro la realtà dei fatti racconta di un mercato frammentato dove l’illusione del risparmio – quello garantito dal taglio delle accise – si scontra con la dura legge della logistica e delle speculazioni locali.
In molti distributori, soprattutto in quelli appartenenti a specifici gruppi come segnalato da alcune sigle di categoria, il prodotto è effettivamente venuto a mancare per qualche ora. Lontano dall’essere una crisi di approvvigionamento strutturale – come hanno prontamente chiarito i rappresentanti dei gestori, ricordando che le riserve strategiche italiane sono ben lontane dall’essere prosciugate – si tratta piuttosto di un “disordine logistico” innescato da un’improvvisa e imprevedibile impennata della domanda. Il meccanismo è semplice e, in un certo senso, perverso: il governo, con il decreto del 18 marzo, ha tagliato le accise di 25 centesimi al litro per frenare l’emorragia dei prezzi causata dal Brent a 109,55 dollari -4; questo sconto, però, non è stato recepito con la stessa velocità da tutti i gestori. Solo il 60 per cento degli impianti ha adeguato subito i listini, creando così una sperequazione che ha trasformato l’operazione del governo in una sorta di “caccia al tesoro” per gli automobilisti.
La “giungla” dei prezzi e il paradosso del pieno risparmiato
Questa differenza temporale nell’applicazione dello sconto ha generato un effetto paradossale. L’automobilista, armato di smartphone e alla ricerca del minor prezzo sul suo tragitto, si è riversato in massa sugli impianti che avevano già ribassato i listini, prosciugandone le scorte in tempi molto più rapidi del solito. I gestori, che riforniscono i serbatoi con cadenze settimanali prestabilite, si sono trovati con la riserva di carburante azzerata prima dell’arrivo programmato delle autocisterne. La situazione è stata resa ancora più fluida dal fatto che, mentre si cercava di “accaparrarsi” il pieno scontato, il costo della materia prima continuava a salire, spinto dalle tensioni geopolitiche che hanno ridotto il traffico navale nello Stretto di Hormuz.
L’effetto di queste dinamiche sui prezzi finali è sotto gli occhi di tutti e racconta di una “giungla” tariffaria ancora feroce. A distanza di pochi chilometri, o addirittura di pochi metri, il costo per un pieno può variare fino a 8 euro, un divario che testimonia la difficoltà del mercato ad assorbire lo shock energetico. Secondo le rilevazioni delle associazioni dei consumatori, il beneficio del taglio delle accise è stato già ampiamente eroso in pochi giorni: il prezzo medio del gasolio è risalito fino a sfiorare nuovamente i 2 euro al litro in molte regioni, mentre sulla rete autostradale il costo ha abbondantemente superato quella soglia psicologica. Una situazione che ha portato alcuni analisti a definire lo sconto governativo come “dimezzato” o addirittura “mangiato” dai rincari internazionali.
I tempi della logistica e le reazioni del mercato
La natura localizzata delle segnalazioni di “benzina esaurita” – circoscritte ad alcuni impianti di specifiche compagnie, come riportato dai cronisti locali – conferma la tesi della difficoltà logistica contingente piuttosto che della scarsità di prodotto. In alcuni casi, la mancanza di carburante ha riguardato solo uno dei due tipi (diesel o benzina), mentre in altri sono andati esauriti entrambi, un sintomo chiaro di un’emergenza dettata dalla gestione delle scorte a livello di singolo distributore e non da un collasso della rete di rifornimento nazionale. Le compagnie petrolifere, a loro volta, hanno dovuto gestire un’estrema volatilità dei prezzi internazionali, che ha reso difficile definire listini stabili da comunicare ai gestori.
L’incertezza che si respira lungo le strade delle province italiane è quindi il risultato di una sommatoria di fattori: l’instabilità internazionale che tiene alto il costo del petrolio, l’intervento governativo (con un taglio delle accise di durata limitata) che ha creato un’aspettativa di ribasso immediato, e la reazione “a macchia di leopardo” del sistema distributivo. Mentre il governo valuta i prossimi passi, gli automobilisti si trovano a navigare in un mare di incertezze, dove il timore di rimanere a secco (metaforicamente ma anche fisicamente) si scontra con la necessità di trovare il prezzo più equo, in un contesto in cui i prezzi continuano a oscillare anche nell’arco della stessa giornata.




