Stallone rivuole la statua di Rocky, Philadelphia valuta uno scambio

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Sui gradini del Philadelphia Museum of Art, dove generazioni di visitatori hanno riprodotto la corsa trionfale del pugile italoamericano, l’iconica sagoma in bronzo potrebbe presto cambiare proprietario. Sylvester Stallone, che commissionò l’opera allo scultore Auldwin Thomas Schomberg per le riprese di “Rocky III” nel 1980, ha chiesto formalmente alla città la restituzione del monumento, una richiesta che ha gettato un’ombra di incertezza sul destino di quello che è ormai considerato un simbolo urbano. La statua, alta quasi tre metri e collocata stabilmente in quel luogo dal 2006 dopo varie peregrinazioni, è infatti divenuta una tappa obbligata per i turisti, i quali, imitando la celebre scena della scalinata, spesso ignorano che l’oggetto del loro selfie non è un tributo pubblico ma una proprietà privata legata alle necessità di una produzione cinematografica.

Un'eredità divisa tra cinema e identità cittadina

La questione, tuttavia, si complica se si considera che a Philadelphia, nel corso degli anni, sono apparse diverse raffigurazioni del personaggio, il che ha generato una certa confusione sulla precisa identità dell’oggetto della disputa. Di statue che immortalano Balboa a torso nudo e con i guantoni alzati, in effetti, se ne contano almeno tre, sebbene quella posta all’ingresso del museo sia senza dubbio la più celebre e fotografata. La vicenda giudiziaria, i cui dettagli non sono stati ancora pienamente chiariti, ruota proprio attorno a quel preciso bronzo, la cui realizzazione fu voluta dall’attore e sceneggiatore per una sequenza del film del 1982, divenendo poi, suo malgrado, un punto di riferimento per l’intera collettività.

Il futuro prossimo: una mostra e poi il ritorno

Nonostante le richieste di Stallone, che sembrano nascere da motivazioni personali ancora non del tutto esplicitate, il percorso immediato della statua appare già definito. L’amministrazione cittadina, conscia del valore affettivo e culturale dell’opera, ha infatti negoziato una soluzione temporanea. Il monumento sarà al centro della mostra “Rising Up: Rocky and the Making of Monuments”, un’esposizione che il Philadelphia Museum of Art allestirà il prossimo anno per celebrare il cinquantesimo anniversario dell’intera saga. Solo al termine di questa rassegna, come concordato dalle parti, l’opera verrà materialmente riconsegnata al suo legittimo proprietario, concludendo così un prestito durato quasi due decenni.

Il valore di un simbolo oltre la proprietà

La trattativa in corso, che le autorità locali hanno descritto come uno “scambio” di monumenti, solleva interrogativi profondi sulla natura dei simboli urbani e sul loro rapporto con la proprietà intellettuale e materiale. Quel che è certo è che, indipendentemente dall’esito della pratica, l’immagine di Rocky che si allena sulla scalinata resterà indelebilmente associata alla città, dimostrando come a volte un’opera d’arte possa trascendere il suo creatore e il suo committente per diventare patrimonio condiviso. La stessa mostra in programma costituisce un riconoscimento di questo doppio binario, esplorando tanto la creazione del mito cinematografico quanto il processo attraverso il quale un oggetto di scena si trasforma in un monumento pubblico.

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