Il Philadelphia Museum of Art non sarà più privato del suo simbolo: Stallone fa dietrofront sulla statua di Rocky
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Dopo settimane di incertezza, la saga della statua di Rocky Balboa a Philadelphia ha trovato una svolta inaspettata, con Sylvester Stallone che ha deciso di fare un passo indietro sulla sua richiesta di riavere indietro il monumento originale. La vicenda, che aveva diviso appassionati e addetti ai lavori, si è risolta quando l'attore, cedendo alle pressioni del pubblico e alla propria ritrovata magnanimità, ha comunicato alla città di non voler più procedere con lo scambio che era stato inizialmente pianificato-2. Questo cambio di rotta, annunciato durante una riunione della Philadelphia Art Commission, significa che il bronzo storico, quello che milioni di visitatori hanno fotografato dal 2006 ai piedi della scalinata del museo, rimarrà dove si trova, mentre la replica che Stallone aveva prestato per il "RockyFest" dell'anno scorso verrà restituita al suo proprietario-4-10.
Una richiesta che aveva sorpreso la città
L'episodio aveva preso il via quando Stallone, per motivi mai del tutto chiariti, aveva chiesto formalmente alla municipalità di riavere la statua originale, quella che lui stesso commissionò allo scultore A. Thomas Schomberg per le riprese di "Rocky III" e che in seguito donò a Philadelphia. La proposta delle autorità cittadine, che avevano mostrato disponibilità ad accontentarlo, prevedeva uno scambio: restituire a Stallone l'originale, che sarebbe diventato il fulcro di una mostra interna al museo nel 2026 per il cinquantesimo anniversario della saga, e sostituirlo in via permanente con la replica attualmente posta in cima alla scalinata. Una soluzione che, sebbene tecnicamente avrebbe mantenuto un'icona simile nel panorama urbano, non aveva convinto tutti, sollevando interrogativi sul valore affettivo legato proprio all'oggetto cinematografico storico.
Il peso dell'opinione pubblica e il valore di un'icona
A far cambiare idea a Stallone, stando alle dichiarazioni ufficiali, è stato l'ascolto di quel "forte e sentito feedback del pubblico" che considerava la statua un patrimonio della collettività. Non si è trattato, del resto, di un dibattito da poco, poiché il monumento è meta di circa quattro milioni di visitatori all'anno, un numero che lo rende un'attrazione turistica di primo piano per la città. L'idea di privare Philadelphia del suo simbolo più riconoscibile, immortalato in innumerevoli film e fotografie, aveva generato un comprensibile malcontento, espresso anche da cittadini comuni come Lars Jacoby, il quale, rivolgendosi idealmente all'attore, aveva commentato: "Mi dispiace, Sly, ma l'hai data alla città. Dovresti lasciarla qui". Questa percezione della statua come bene pubblico, più che come proprietà privata, ha evidentemente influenzato la decisione finale.
Le nuove proposte e il problema dell'accessibilità
Con la rinuncia di Stallone, l'attenzione si è ora spostata sul futuro assetto del sito. La nuova proposta, che ha ricevuto un'approvazione concettuale dalla commissione artistica, prevede di spostare la statua originale dalla sua attuale posizione alla sommità dei 72 gradini, nel punto esatto dove Rocky celebrava il suo trionfo nella finzione cinematografica. Tale collocazione, però, non è esente da critiche, soprattutto per quanto concerne l'accessibilità. Salire quella scalinata è un'impresa simbolica per molti, ma un ostacolo insormontabile per altri, come ha fatto notare Elizabeth Rivera, una visitatrice, osservando che "ci sono troppi scalini" e che sarebbe meglio mantenerla "più accessibile alle persone dove si trova adesso". Per ovviare a questo problema, la commissione ha chiesto che i piani definitivi includano un servizio di navetta o un mezzo simile per garantire a tutti la possibilità di raggiungere la statua.




