Aumento stipendi ministri, dietrofront del governo
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Redazione Interno
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Il governo italiano, dopo un acceso dibattito, ha deciso di ritirare l'emendamento che avrebbe equiparato gli stipendi dei ministri non parlamentari a quelli dei loro colleghi eletti. La proposta, che aveva suscitato non poche polemiche, è stata oggetto di discussione fino a tarda sera, con il ministro della Difesa, Guido Crosetto, che ha annunciato il dietrofront per evitare ulteriori controversie.
La legge di Bilancio, già in ritardo rispetto alle previsioni, ha visto un rallentamento dei lavori in quinta commissione, dove i deputati attendevano la riscrittura della mini Ires. Le opposizioni, risolute nel chiedere il ritiro di tre norme, hanno contribuito a dilatare i tempi. Il presidente della Camera, Lorenzo Fontana, ha certificato l'approdo della legge in Aula non prima di mercoledì pomeriggio, con almeno 36 ore di ritardo.
Il governo, consapevole dell'importanza di incassare il via libera della manovra, ha preferito evitare di rimanere impantanato nelle polemiche. Crosetto, pur difendendo nel merito la proposta, ha sostenuto il passo indietro per evitare inutili discussioni. La decisione di ritirare l'emendamento è stata comunicata dallo stesso ministro con un post su X, motivandola come un atto necessario per non compromettere l'approvazione della manovra.
La questione degli stipendi dei ministri non parlamentari, che avrebbe dovuto essere risolta con l'emendamento, rimane dunque aperta. La maggioranza aveva definito l'aumento degli emolumenti come un atto di giustizia, ma le opposizioni, in particolare i 5 Stelle, lo avevano giudicato indecente.




