Manovra, ritirato l'emendamento sugli stipendi dei ministri non eletti

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Nella serata di lunedì, il ministro della Difesa Guido Crosetto ha annunciato il ritiro dell'emendamento che prevedeva l'aumento degli stipendi per i ministri non eletti, una decisione che ha immediatamente influenzato i lavori della manovra. La commissione Bilancio alla Camera, che avrebbe dovuto concludere le votazioni nella mattinata di martedì, ha dovuto fare i conti con questa retromarcia, dettata dal clima di nervosismo politico che si respira dopo l'ultimo scontro tra maggioranza e opposizione.

L'emendamento, che mirava a equiparare gli stipendi dei ministri non parlamentari a quelli dei colleghi con scranno parlamentare, è stato stravolto dai relatori della manovra, i quali hanno optato per un semplice rimborso delle spese di trasferta. Questa scelta è stata presa per evitare inutili polemiche e per distendere i rapporti con l'opposizione, in vista del voto di fiducia previsto per mercoledì e del rischio di trascinare l'ultimo sì al Senato oltre Natale.

Il governo Meloni, consapevole delle tensioni politiche, ha deciso di disinnescare il cortocircuito prima che esplodesse, ritirando l'emendamento e cercando di ottenere il via libera alla manovra senza ulteriori complicazioni. La decisione di Crosetto, comunicata verso le nove di sera, ha mosso i lavori della manovra, portando a una revisione delle risorse destinate alla sanità e alle scuole, che ora risultano in bilico.

La manovra arriverà in Aula mercoledì, con l'obiettivo di porre la fiducia e andare al voto venerdì, cercando di evitare ulteriori scontri e di garantire un iter legislativo il più possibile lineare e privo di intoppi.

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