Fenice, il gelo dietro gli applausi: a Capodanno la spilla del dissenso contro Beatrice Venezi
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Il tradizionale concerto di Capodanno alla Fenice di Venezia, un appuntamento che sancisce l'ingresso nel nuovo anno all'insegna della musica, si è aperto quest'anno con un gesto carico di significato, silenzioso ma inequivocabile. Prima che le note potessero levarsi, infatti, i componenti del coro e dell'orchestra hanno consegnato al pubblico, all'ingresso, una piccola spilletta: un oggetto divenuto, in queste settimane, il simbolo del loro malcontento verso la nomina di Beatrice Venezi a direttrice musicale del teatro. Quella scelta, presa dalla sovrintendenza senza una previa consultazione delle maestranze, ha creato una frattura che i festosi addobbi e il programma musicale non sono riusciti a nascondere, nonostante l'atmosfera elettrica che solo una sala piena di appassionati può generare.
Una protesta che risuona sul palco
La serata, che pure è stata accolta da un caldo e prolungato applauso del pubblico per l'esecuzione musicale, è stata segnata da una serie di gesti che hanno reso tangibile il dissenso. La quasi totalità dei coristi e degli orchestrali ha esibito, ben visibile sul bavero degli abiti da scena, quello stesso distintivo distribuito in platea: una chiave di violino che, più che un omaggio alla musica, è stata una dichiarazione di protesta. A indossarla, con un gesto che ha accentuato la portata della contestazione, è stato anche lo stesso direttore d'orchestra della serata, Michele Mariotti, il quale ha così scelto di mostrare, seppur nell'ambito di una celebrazione istituzionale, una forma di solidarietà verso le ragioni del personale artistico. Un episodio del genere, per un evento di tale risonanza e formalità, è senza precedenti recenti e sottolinea la profondità dello scontro, che travalica le semplici divergenze d'opinione per toccare le procedure di governance di un'istituzione culturale nazionale.
Le assenze che parlano più delle presenze
Altro segnale eloquente della tensione strisciante è stato l'azzeramento di una consuetudine consolidata. Per la prima volta, infatti, è venuto a mancare il rituale saluto che il sindaco e la sovrintendenza rivolgono a coro e orchestra prima dell'inizio del concerto, un momento di riconoscimento formale che ogni anno scandiva l'avvio della cerimonia. L'assenza, giustificata dal primo cittadino con impegni istituzionali di ultimo minuto, è apparsa a molti osservatori come un modo per evitare un confronto diretto o un gesto imbarazzante in un momento già teso. La presenza nel Palco Reale di diverse autorità, tra cui esponenti del governo e delle forze dell'ordine, ha ulteriormente evidenziato il carattere ufficiale dell'evento, rendendo ancora più stridente il contrasto con la freddezza delle relazioni dietro le quinte.
Le reazioni istituzionali e il nodo della procedura
Di fronte a una contestazione così plateale, le dichiarazioni pubbliche hanno cercato di smussare gli angoli, pur senza affrontare il cuore della questione sollevata dalle maestranze. Il sindaco, pur riconoscendo il diritto alla protesta, ha invitato a dare tempo e una possibilità alla nuova direttrice, sottolineando come la sua nomina sia ormai un fatto compiuto. Le parole, tuttavia, non colmano la distanza creatasi sulla modalità con cui la decisione è stata assunta, un punto che rimane il vero nocciolo della controversia. La protesta, del resto, non si è rivolta contro la persona o il merito artistico, quanto contro un metodo giudicato poco trasparente e poco rispettoso del parere di coloro che, quotidianamente, costituiscono l'anima viva del teatro. Il gelo dietro le quinte della Fenice, insomma, parla di una lacerazione che le standing ovation del pubblico non hanno scaldato, lasciando aperta una partita il cui esito dipenderà dalla capacità di avviare un dialogo finora mancato.




