La Lancia Fulvia HF numero 14, l'auto del trionfo al Rally di Monte-Carlo del 1972, torna protagonista nel Principato
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Redazione Scienza e Tecnologia
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La Lancia Fulvia 1600 HF numero 14, una delle vetture più rappresentative della storia del rally, torna nel Principato di Monaco. L'esemplare che conquistò il Rally di Monte-Carlo del 1972 con l'equipaggio formato da Sandro Munari e Mario Mannucci è tra le protagoniste della mostra "Monaco e l'automobile, dal 1893 a oggi", allestita al Grimaldi Forum dall'1 luglio al 6 settembre.
L'esposizione ripercorre l'evoluzione dell'automobilismo attraverso alcune delle sue espressioni più significative, dai concorsi d'eleganza che animavano il Casinò di Monaco alla nascita del Rally di Monte-Carlo, fino alla Formula 1. Tra le vetture in mostra trova spazio anche la Fulvia HF conservata presso l'Heritage Hub di Torino, protagonista di una delle imprese più celebri del motorsport italiano.
Il ritorno dell'icona nel Principato
La vittoria del 1972 rappresentò uno dei momenti simbolo della storia sportiva di Lancia. Sui tornanti innevati del Col de Turini, la coupé torinese riuscì infatti ad avere la meglio su rivali più potenti grazie a un equilibrio tra peso contenuto, agilità e trazione anteriore che si rivelò determinante nelle difficili condizioni di gara. La Fulvia HF numero 14, con la sua livrea rossa e il cofano nero opaco impreziosito dalla scritta "Lancia - Italia", è rimasta invariata nel tempo, conservando anche i segni lasciati da quella storica impresa.
La mostra allestita al Grimaldi Forum si sviluppa su una superficie di oltre 3.500 metri quadrati e riunisce più di 50 veicoli autentici, tutti legati a Monaco. Il percorso espositivo racconta il rapporto tra il Principato e l'automobile attraverso tre storie parallele: il fascino d'altri tempi dei concorsi d'eleganza nati nel 1897 a due passi dal Casinò; le fatiche e il fango del Rally di Monte-Carlo, che resiste dal 1911; e la velocità pura del Gran Premio cittadino, che dal 1929 blocca le strade di Monaco per la corsa più famosa del mondo.
L'epica impresa del 1972
Il 28 gennaio 1972, contro ogni pronostico, Sandro Munari e Mario Mannucci scrissero una delle pagine più indelebili del motorsport. La Fulvia HF 1600, considerata ormai una "nonnetta" con soli 160 CV, si trovava a dover fronteggiare avversarie ben più potenti come le Porsche 911 S da 270 CV e le Alpine A110, che con 160 CV ma 200 chili in meno erano considerate le vere predestinate al successo finale.
La gara si decise nella notte tra il 27 e il 28 gennaio, durante la celebre prova speciale del Col de Turini. Mentre le Alpine francesi, che avevano dominato fino a quel momento, pagarono il conto alla natura con uscite di strada e rotture del cambio, la Lancia Fulvia volò sulla neve dimostrando una tenuta di strada superiore. Munari, soprannominato "Il Drago", guidò come se l'auto fosse un prolungamento del suo corpo, mentre Mannucci, "Il Maestro", dettava le note con precisione assoluta.
Dopo aver superato il Turini, la Fulvia era in testa, dominatrice di un Montecarlo che avrebbe spianato la strada verso il titolo Mondiale Rally.
Un modello che ha fatto la storia
Presentata nel 1965 e disegnata da Piero Castagnero, la Fulvia Coupé montava un motore V4, proposto in diverse cilindrate fino a 1.600 cc. La versione HF 1600, con 165 CV a 7.200 giri al minuto, si distinse fin da subito per le sue qualità dinamiche e per il design elegante. L'auto che vinse al Monte-Carlo, targata TO E24266, rappresentò il punto di riferimento della Squadra Corse HF diretta da Cesare Fiorio, confermando l'efficacia del progetto nelle competizioni internazionali.
Il successo ottenuto nel Principato contribuì in modo decisivo a far crescere le vendite del modello e a prolungarne la carriera fino al 1976. Per celebrare quella vittoria nacque anche una serie speciale, la Fulvia Coupé 1.3 S Monte-Carlo, ispirata proprio alla celebre vettura numero 14.
Terminata la mostra, la Fulvia HF numero 14 farà ritorno all'Heritage Hub di Torino, il polo espositivo ospitato nel comprensorio di Mirafiori che custodisce quasi 400 vetture classiche dei marchi italiani del Gruppo Stellantis, insieme alla collezione ASI Bertone.




