Sciopero generale a marzo, il mese delle dieci agitazioni nei trasporti
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Redazione Interno
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Dopo i tre giorni di passione che stanno interessando il settore aereo e ferroviario tra il 26 e il 28 febbraio, l’attenzione si sposta già sul calendario di marzo, un mese che si preannuncia particolarmente caldo sul fronte delle agitazioni sindacali. Secondo quanto documentato sul portale web del ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, saranno complessivamente dieci i giorni di stop distribuiti tra il 2 e il 28 marzo, con mobilitazioni che toccheranno tanto i servizi pubblici locali e regionali quanto i comparti privati, in una progressione che avrà il suo culmine nella giornata di lunedì 9 marzo, quando è indetto uno sciopero generale a livello nazionale destinato a coinvolgere lavoratrici e lavoratori di quasi tutti i settori.
Le prime avvisaglie e la giornata clou del 9 marzo
Le prime settimane del mese, come spesso accade in questi casi, vedranno una serie di proteste a macchia di leopardo, con agitazioni territoriali che interesseranno il trasporto pubblico locale in diverse città italiane e che, di fatto, prepareranno il terreno alla mobilitazione più estesa. La data da segnare in rosso sul calendario, come anticipato, è proprio quella di lunedì 9 marzo: si tratta di uno sciopero generale che, per definizione, potrebbe mettere a rischio non solo i mezzi di trasporto, su rotaia e su gomma, ma anche numerosi altri servizi, con ripercussioni che, inevitabilmente, si estenderanno alla circolazione stradale a causa del previsto aumento del traffico privato. Se ne parlerà, e molto, anche per le possibili adesioni e per i numeri che riuscirà a esprimere in termini di partecipazione.
Le ripercussioni di fine febbraio e la precettazione salviniana
Quest’ondata di proteste arriva peraltro in una congiuntura particolare, segnata dalla coda delle agitazioni di febbraio che, non va dimenticato, hanno subito modifiche e rinvii a causa della precettazione voluta dal vicepremier e ministro dei Trasporti Matteo Salvini. Il governo, per evitare che gli scioperi coincidessero con lo svolgimento delle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina 2026, ha di fatto spostato in avanti le lancette delle proteste, concentrandole proprio in questo periodo. Giovedì 26 febbraio, infatti, è stata una giornata complessa per il trasporto aereo, con lo sciopero nazionale di 24 ore che ha coinvolto il personale di Ita Airways ed EasyJet, proclamato da sigle come Filt Cgil, Fit Cisl, Uiltrasporti, Ugl Trasporto Aereo e Anpac, e con presidi organizzati negli scali di Milano Linate, Malpensa, Roma Fiumicino e Napoli. E se gli effetti di quell’agitazione, con ritardi e cancellazioni, si sono protratti per l’intera giornata e in alcuni casi anche oltre, l’attenzione si è subito spostata sui treni, con uno sciopero del personale del gruppo Ferrovie dello Stato Italiane partito alle 21 di venerdì 27 febbraio e destinato a concludersi alle 21 di sabato 28 febbraio.
Le ragioni di una mobilitazione diffusa
Alla base di queste agitazioni, che si susseguono ormai con cadenza quasi mensile, vi sono motivazioni complesse e radicate che riguardano principalmente il rinnovo dei contratti collettivi nazionali di lavoro, molti dei quali risultano scaduti da oltre un anno. I sindacati, in questi giorni, hanno più volte sottolineato come le richieste non riguardino solo un adeguamento salariale che tenga conto dell’erosione del potere d’acquisto causata dall’inflazione, ma anche il miglioramento delle tutele e delle condizioni di lavoro in settori, come quello dei trasporti, messi a dura prova dall’intensificarsi dei ritmi e dalla carenza di personale. Da qui la decisione di andare avanti con un calendario così fitto di stop, nella convinzione che la pressione sul governo e sulle aziende debba mantenersi alta, anche a costo di creare disagi all’utenza, in attesa di capire se dalle prossime settimane arriveranno segnali di apertura concreti per scongiurare una paralisi prolungata del sistema.




