Il bambino e la bomboletta: Freddie, 11 anni, e la morte silenziosa arrivata con il “chroming”

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   La pratica, conosciuta sui social con il termine “chroming”, ha fatto un’altra vittima. Un bambino di undici anni, Freddie Davis, è stato trovato senza vita nel suo letto dalla madre, a Staveley, nel Regno Unito. Nella stanza, quella domenica mattina, c’era un odore insolito, un particolare che la donna ha subito notato quando è entrata per svegliarlo, dato che il figlio, la sera prima, le aveva chiesto espressamente di chiamarlo per andare a scuola. Pochi istanti dopo, spostando il Corpo del piccolo, è caduto dal suo pigiama un flacone di deodorante spray. Da lì la tragica scoperta: Freddie, durante la notte, aveva inalato il propellente contenuto nella bomboletta, un gesto che gli è costato la vita. Le indagini, come riportato dalla stampa britannica e ripreso da alcune testate italiane, hanno appurato che si è trattato di un incidente isolato, ma le dichiarazioni della madre aprono uno squarcio su un fenomeno ben più ampio e preoccupante.

L’allarme della madre e i dettagli di una notte qualunque

Roseanne Marie Thompson, la madre del bambino, ha ricostruito le ultime ore del figlio, cercando di dare un senso a una tragedia che, a posteriori, forse mostrava dei segnali. Freddie, che aveva trascorso il fine settimana da un amico, era rientrato a casa per cena mostrandosi "scontrosо". La notte, verso le due, era andato nella stanza della madre perché non riusciva a dormire, chiedendole due volte il caricabatterie del telefono. L’indomani, la scoperta. Nelle sue dichiarazioni riportate dai media, la donna ha raccontato di aver visto il figlio disteso a pancia in giù e di aver subito intuito che qualcosa non andava, descrivendo la posizione del come "strana". Al tatto, la pelle era già fredda. L’odore percepito nella camera, inizialmente senza spiegazione, ha trovato la sua agghiacciante conferma con il ritrovamento della bomboletta. La madre, che aveva smesso di comprare deodoranti spray proprio per proteggere Freddie da queste mode, è convinta che sia stato un coetaneo a introdurlo alla pratica, una convinzione che getta luce sul passaggio di informazioni pericolose tra giovanissimi al di fuori del controllo degli adulti.

Cos’è il chroming e come si diffonde tra i giovanissimi

Il termine “chroming”, che deriva dallo slang australiano e si riferiva originariamente all’inalazione di vernici cromate, è oggi un contenitore che racchiude diverse forme di abuso di sostanze comuni. Si tratta di inalare i vapori chimici di prodotti domestici come deodoranti spray, vernici, solventi, acetone per unghie o persino benzina, alla ricerca di uno sballo momentaneo e di effetti allucinogeni -5. Una ricerca presentata al congresso della American Academy of Pediatrics aveva già lanciato l’allarme su come questa pratica, lungi dall’essere una moda passeggera, fosse tornata in auge proprio grazie a TikTok, dove video con hashtag come #chroming e #huffing avevano accumulato milioni di visualizzazioni -1. Lo studio evidenziava che una percentuale significativa di questi contenuti era prodotta da minorenni, i quali, attraverso l’uso di meme e toni scherzosi, finivano per normalizzare un comportamento potenzialmente letale -9. I pericoli, come spiegano i medici, non si limitano all’assuefazione: l’inalazione di queste sostanze può provocare danni cerebrali, arresto cardiaco improvviso – la cosiddetta "sindrome della morte improvvisa da sniffo" – e asfissia, sostituendo l’ossigeno nei polmoni con gas tossici -5.

Le indagini e il silenzio intorno a una pratica diffusa

La morte di Freddie Davis, su cui la coroner ha aperto un’inchiesta, non è purtroppo un caso isolato nel panorama britannico. Solo qualche mese fa, un altro bambino di undici anni, Tommie-lee Gracie Billington, era morto in circostanze simili dopo aver inalato sostanze tossiche a casa di un amico -5. In entrambi i casi, le autorità hanno escluso il coinvolgimento di terzi, archiviando i fatti come tragici incidenti legati all’emulazione di trend online. Ciò che emerge dalle cronache è la difficoltà degli adulti nel intercettare questi comportamenti. I prodotti utilizzati sono di uso comune, facilmente reperibili in qualsiasi supermercato e, come nel caso di Freddie, possono essere nascosti e usati nel silenzio della propria stanza senza lasciare tracce evidenti, se non l’odore persistente o, talvolta, macchie di vernice sui vestiti o sul viso -5. La madre del piccolo, sentita dagli inquirenti, ha raccontato di non sapere da dove il figlio avesse preso quella specifica bomboletta, ma ha ribadito il sospetto che qualcuno gli avesse mostrato quella pratica, sottolineando l’abisso comunicativo che si crea tra il mondo degli adulti e le dinamiche di gruppo dei ragazzini, spesso alimentate e amplificate da ciò che vedono sui social.

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