Australia, via alla vaccinazione di massa dei pinguini blu contro l'influenza aviaria H5N1
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Redazione Salute
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In Australia è scattata una corsa contro il tempo per proteggere una delle colonie di pinguini più importanti del mondo dalla minaccia dell'influenza aviaria. A Phillip Island, nello Stato di Victoria, e nella località balneare di St Kilda, a Melbourne, le autorità hanno avviato una campagna vaccinale senza precedenti per difendere i pinguini minori blu (Eudyptula minor) dalla rapida avanzata del virus H5N1, un ceppo altamente patogeno che sta facendo strage di uccelli marini in tutto il pianeta.
L'operazione, partita ufficialmente il 17 agosto, punta a somministrare 10mila dosi di vaccino a circa 5mila esemplari, un traguardo che, stando ai dati disponibili, ne farebbe la più grande campagna vaccinale mai tentata al mondo su una popolazione di uccelli selvatici.
La logistica di un'impresa senza precedenti
La scelta di puntare sui pinguini minori blu non è casuale: rispetto ad altre specie ugualmente esposte al contagio, questi uccelli, alti circa 30 centimetri e dal peso di circa un chilo e mezzo, presentano abitudini estremamente regolari che ne facilitano la cattura. Ogni sera, infatti, gli esemplari tornano a riva per raggiungere le stesse tane dove trascorrono la notte, un fenomeno reso celebre dalla "Parata dei pinguini" di Phillip Island, un evento turistico a numero chiuso che attira centinaia di migliaia di visitatori ogni anno.
È proprio al calar del sole che le squadre di ricercatori li intercettano mentre risalgono la spiaggia, li radunano in piccoli recinti e, con la massima cautela per ridurre lo stress, procedono con l'iniezione e l'impianto di un microchip identificativo. "I pinguini risalgono la spiaggia e così è possibile radunarli in un piccolo recinto e poi trasferirli in recinti più piccoli per procedere alla somministrazione del vaccino", ha spiegato Catherine Basterfield, amministratrice delegata di Phillip Island Nature Parks.
"È la prima volta che qualcuno al mondo tenta un'impresa del genere su questa scala" ha aggiunto, sottolineando le difficoltà nel maneggiare questi animali "fieri" che non esitano a mordere e graffiare chi li trattiene.
Una minaccia concreta e la risposta delle istituzioni
L'urgenza dell'intervento è dettata dai numeri e dalla rapidità con cui il virus si sta diffondendo nell'ecosistema australiano. La grande epidemia di influenza aviaria, in corso a livello globale da circa sei anni, è arrivata in Australia solo lo scorso giugno, ma in pochi mesi ha già mietuto vittime tra le specie locali. Il campanello d'allarme per i pinguini è scattato il 15 agosto, quando è stato identificato il primo esemplare malato a Phillip Island.
L'isola ospita la più grande colonia di pinguini minori blu del mondo, forte di circa 40mila individui, e le simulazioni degli esperti indicano che un'epidemia fuori controllo potrebbe portare alla morte di una quota compresa tra 8mila e 16mila esemplari. "Sappiamo che l'influenza aviaria è qui, sappiamo che non possiamo fermarla, ma vogliamo mettere la colonia di pinguini nella migliore posizione possibile per garantirle la massima protezione", ha dichiarato Jaclyn Symes, ministra dell'Ambiente dello Stato di Victoria.
La ministra ha inoltre precisato che il vaccino, sebbene non possa garantire una protezione totale dall'infezione, aumenta la presenza di anticorpi e offre agli animali una maggiore capacità di recupero in caso di contagio. L'investimento complessivo per l'operazione ammonta a circa 2 milioni di dollari.
Un virus che non risparmia i mammiferi marini
La minaccia rappresentata dal virus H5N1 non si limita però ai soli uccelli. La campagna di vaccinazione è stata intensificata anche alla luce dei recenti sviluppi epidemiologici, che hanno visto il virus compiere il salto di specie, colpendo per la prima volta anche i mammiferi marini australiani. Il 23 agosto, le autorità hanno confermato il decesso per influenza aviaria di un'otaria orsina meridionale (Arctocephalus forsteri) a Beachport, nell'Australia Meridionale.
Un secondo caso sospetto è stato successivamente individuato nelle Isole Pages, una zona cruciale per la riproduzione del leone marino australiano (Neophoca cinerea), una specie già in pericolo di estinzione che conta poco più di 12mila individui in tutto il continente. Contemporaneamente, il virus ha continuato a mietere vittime tra gli uccelli marini, causando morie di massa che hanno coinvolto oltre mille sterne crestate (Thalasseus bergii) e un delfino, segno che l'epidemia si sta allargando a macchia d'olio in nuove aree del Paese.
Il futuro della colonia e la replica del modello
Nonostante le difficoltà, il programma procede con regolarità: ogni sera, il team del Phillip Island Nature Park riesce a vaccinare centinaia di pinguini, e l'obiettivo di raggiungere quota 5mila esemplari con la prima dose sembra a portata di mano. La vera sfida arriverà tra tre o quattro settimane, quando gli stessi animali, identificati tramite microchip, dovranno essere ricatturati per ricevere la seconda e ultima dose del vaccino, completando così il ciclo immunitario.
Il personale è fiducioso nella riuscita dell'operazione, grazie alla prevedibilità dei movimenti dei pinguini. Nel frattempo, il governo del Nuovo Galles del Sud ha già annunciato l'avvio di programmi simili per proteggere altre specie di uccelli vulnerabili, tra cui i pinguini minori blu di Manly e dell'isola di Barunguba Montague.
L'esperienza maturata a Phillip Island potrebbe quindi rappresentare un modello fondamentale per la gestione delle emergenze sanitarie nella fauna selvatica, in un momento in cui l'influenza aviaria continua a rappresentare una delle minacce più serie per la biodiversità globale.
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