Finti sms da posta, dhl e dpd, poi la chiamata della «banca»: la doppia truffa che svuota i conti

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Redazione Scienza e Tecnologia Redazione Scienza e Tecnologia   -   Una nuova ondata di frodi, segnalata nelle ultime settimane dalla Confederazione, combina due elementi apparentemente distinti – un finto avviso di giacenza e una telefonata rassicurante – per aggirare le difese psicologiche delle vittime. Il raggiro, che sfrutta nomi noti come Posta Svizzera, DHL o DPD, inizia con un messaggio di testo o una mail: si chiedono pochi franchi per sbloccare una consegna bloccata, magari per un indirizzo incompleto o una tassa doganale minima. È proprio quella cifra irrisoria, come spesso accade in questi meccanismi fraudolenti, ad abbassare la soglia di attenzione. Dopo aver cliccato sul link e aver inserito – senza saperlo – dati sensibili della propria carta, arriva il secondo atto: una chiamata, apparentemente dalla propria banca, che conferma il movimento sospetto e chiede un codice di conferma. Con quel codice, i malviventi completano il prelievo.

Il dispositivo che non ha bisogno del tuo numero

Quello che rende particolarmente insidiosa questa campagna fraudolenta, a differenza del phishing tradizionale, è l’uso di un trasmettitore portatile chiamato SMS blaster, un aggeggio che può essere nascosto nel bagagliaio di un’auto o persino in un furgone parcheggiato lungo una via cittadina. Il dispositivo, intercettando le frequenze mobili, emette falsi segnali 2G più potenti di quelli delle antenne legittime; in questo modo aggira ogni filtro anti-spam degli operatori, senza bisogno di conoscere preventivamente il tuo numero. Una tecnica già documentata a Toronto, dove la polizia locale ha arrestato tre individui con 44 accuse, descrivendo l’operazione come una delle prime del genere in Canada: migliaia di dispositivi nelle vicinanze avevano ricevuto messaggi malevoli, sfruttando proprio una cella fittizia.

L’istruttoria ticinese e i连接isti esteri

Le indagini condotte in Svizzera, in particolare quelle emerse da un tribunale ticinese, hanno delineato il ruolo di un ventottenne che agiva da corriere materiale del raggiro. L’uomo ha raccontato di aver ritirato il dispositivo a Firenze e di averlo fatto installare su un’auto a Milano, su indicazione di due cittadini cinesi residenti all’estero – questi ultimi descritti come le «menti» dell’operazione – che impartivano ordini via cellulare, dettando testi in italiano e tedesco da inviare alle utenze elvetiche. Per ogni giornata di lavoro percepiva circa quattrocento euro, convinto – ha dichiarato – di partecipare a una lecita attività di marketing. La sua testimonianza conferma come la filiera della frode si articoli su più paesi, con ruoli rigidamente separati: chi gestisce il blaster, chi scrive i messaggi, chi telefona fingendosi operatore bancario.

Messaggi in italiano e tedesco, nessuna zona esclusa

Dal Ticino a Zurigo, nessuna regione svizzera sembra essere stata risparmiata da questa tecnica che unisce l’urgenza di una consegna ferma (e quindi di un piccolo pagamento) alla credibilità di un successivo contatto telefonico. Le segnalazioni pervenute alla Confederazione riguardano sia privati sia piccoli esercizi commerciali, e in molti casi le vittime hanno visto disparire somme consistenti dal proprio conto corrente o dalla carta prepagata. La particolarità del metodo, rispetto ai tradizionali attacchi di phishing via mail, risiede proprio nella sequenza: il primo messaggio abbassa le difese con una richiesta minima, la seconda chiamata sfrutta la paura per un addebito già avvenuto. Senza mai nominare esplicitamente istituti di credito specifici, i truffatori si limitano a parlare di «banca», lasciando che sia la vittima a completare mentalmente il quadro.

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