Il Manchester City si arrende al Real e ai fantasmi: Vinicius condanna Guardiola, Bernardo Silva espulso

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Non era semplicemente una montagna quella che il Manchester City doveva scalare, ma una parete liscia, verticale e priva di appigli, e per di più bagnata dalla pioggia delle proprie contraddizioni. Il 3-0 subito al Bernabéu aveva già raccontato una verità scomoda, eppure la notte dell’Etihad Stadium, pur non ribaltando l’esito della eliminatoria, ha aggiunto dettagli precisi e inconfutabili sul momento che attraversa la creatura di Pep Guardiola. Il 2-1 finale, firmato da una doppietta di Vinícius Júnior che ha riscattato l’errore dal dischetto della gara d’andata, è solo l’ultimo atto di una rappresentazione in cui i campioni d’Inghilterra hanno recitato la parte dei comprimari, schiacciati da un peso specifico, quello della maglia blanca, che ancora una volta si è rivelato superiore.

A cambiare radicalmente la fisionomia del match, rendendo ancor più impervia la salita per i padroni di casa, è stato un episodio al limite del paradosso giunto intorno al ventesimo minuto. Una conclusione dello stesso Vinícius, destinata a infrangersi sul palo, si trasformava in una respinta miracolosa di Bernardo Silva sulla linea: il portoghese, con un gesto istintivo ma fatale, deviava la sfera con un braccio. L’arbitro francese Clément Turpin, dopo un consulto prolungato con il Var che gelava l’atmosfera del stadio, non aveva dubbi: calcio di rigore per gli ospiti e, particolare tutt’altro che secondario, cartellino rosso diretto per il centrocampista lusitano. Una decisione, quella, che lasciava i citizens in dieci uomini per quasi settanta minuti, trasformando una rimonta già improbabile in un esercizio di pura resilienza priva, però, di concreta speranza. Dal dischetto Vinícius non sbagliava, spiazzando Donnarumma e regalando il vantaggio al Real, un vantaggio che, sommato al triplice fischio dell’andata, valeva un rassicurante 4-0 complessivo.

La reazione del City, va detto, non tardava ad arrivare, dimostrando quanto l’orgoglio della squadra fosse ancora intatto nonostante l’inferiorità numerica e lo shock dell’episodio. Prima dell’intervallo, era Erling Haaland a trovare la via della rete con una delle sue tipiche zampate da area piccola, su cross di Jérémy Doku: un guizzo che riaccendeva flebili speranze per la seconda frazione. Nella ripresa, con un uomo in meno ma con il medesimo copione di agonismo, i padroni di casa provavano a spingere, trovando però sulla loro strada un monumentale Thibaut Courtois – poi sostituito per un problema muscolare da Andriy Lunin – e il disegno tattico del nuovo corso madrileno guidato in panchina da Álvaro Arbeloa. Le occasioni, per gli inglesi, non mancavano: Doku in più di un'occasione seminava il panico sulla sinistra, e Rayan Cherki, schierato dal primo minuto, si confermava elemento lodevole per personalità e capacità di accendere il motore offensivo anche in situazioni di difficoltà.

Il Var nel vivo dell’azione e l’ira funesta di Guardiola

La serata, però, si trasformava ben presto in un susseguirsi di emozione stoppate sul nascere da un altro, inevitabile, protagonista: la tecnologia. A più riprese, le esultanze del pubblico di casa venivano congelate dalla bandierina dell’assistente o dalla sala VAR. Un gol annullato ad Aït-Nouri per fuorigioco, e poco dopo una situazione analoga capitata a Federico Valverde dall’altra parte, tenevano alta la tensione e alimentavano il nervosismo in casa City. Un nervosismo che contagiava lo stesso Guardiola, il quale, in un moto di frustrazione che ricordava certi atteggiamenti di Massimiliano Allegri nelle notti di fuoco europee, protestava animatamente con la terna arbitrale finendo per togliersi la giacca e venire regolarmente ammonito da Turpin. Un’immagine, quella del tecnico catalano che si dibatte a bordo campo, che sintetizzava la impotenza di una squadra incapace di tenere testa all’avversario sul piano della gestione degli eventi e delle emozioni.

Quando ormai il ritmo era calato e la qualificazione sembrava in ghiacciaia, con i madrileni intenti a gestire il possesso e i locali stremati dalla fatica, arrivava la doccia fredda definitiva. Al quarto minuto di recupero, un traversone perfetto di Aurélien Tchouaméni trovava la testa e poi il sinistro al volo di Vinícius, che sigillava la doppietta personale e consegnava il definitivo 2-1 agli spagnoli. Un risultato che sanciva l’eliminazione del City con un netto 5-1 complessivo, riproponendo il tabù Real Madrid per Guardiola, eliminato dai blancos per il terzo anno consecutivo. L’attenzione, ora, per la compagine di Manchester può e deve spostarsi sugli impegni domestici, con la finale di Coppa di Lega all’orizzonte, mentre per Vinícius e compagni si profila già all’orizzonte un quarto di finale che sulla carta, dopo aver dominato il doppio confronto con l’Atalanta, potrebbe regalare il Bayern Monaco.

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