Tragedia a Cervinia: uno snowboarder disperso trovato senza vita dopo una notte di ricerche
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Redazione Interno
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Un’intensa operazione di soccorso, complicata dalle avverse condizioni meteorologiche, si è conclusa con l’amaro ritrovamento nella serata di ieri, mercoledì 7 gennaio, a Breuil-Cervinia. Le ricerche, coordinate dalla Centrale unica del soccorso, erano scattate dopo la segnalazione della moglie del 34enne moldavo Turculet Radu, la quale, non avendolo visto rientrare alla consueta chiusura degli impianti sciistici, aveva subito allertato le autorità. La circostanza, che spesso precede notizie funeste in ambiente montano, ha immediatamente mobilitato i diversi corpi deputati alle operazioni in quota.
Le indagini per circoscrivere l’area di ricerca
L’attività investigativa preliminare, condotta congiuntamente dal personale degli impianti di risalita, dalle forze dell’ordine e dal Soccorso alpino della Guardia di finanza, ha permesso di ricostruire alcuni passaggi fondamentali. È emerso, infatti, che lo snowboarder aveva utilizzato gli impianti di Cretaz–La Torrette, un dato cruciale per delimitare, almeno inizialmente, il vasto perimetro in cui si presumeva potesse trovarsi. Nonostante questo elemento, la vastità del territorio e il maltempo hanno reso le operazioni particolarmente difficoltose, sottoponendo i soccorritori a una prova estenuante mentre la notte scendeva sulla valle.
Il ritrovamento in un canalone impervio
Il senza vita dell’uomo è stato infine individuato in un canalone, a circa 2250 metri di quota, nell’area compresa tra Plan Maison e Cervinia. Si tratta di una zona impervia, fuoripista, che conferma come l’escursione si fosse spinta al di fuori dei tracciati battuti e sicuri. Il recupero, operato con ogni probabile cautela data l’ora e la location, è stato portato a termine dalle guide del Soccorso alpino valdostano, le quali hanno dovuto affrontare le insidie di un ambiente reso ancor più ostile dal buio e dalle condizioni della neve.
La dinamica di un evento che si ripete
L’episodio, pur nella sua tragicità, ripropone una dinamica tristemente ricorrente nelle cronache invernali delle località di montagna, dove la ricerca della libertà fuoripista a volte si scontra con i pericoli oggettivi del territorio. La tempestività dell’allarme, dato dalla persona che condivideva la vacanza con lo sportivo, non è purtroppo bastata a scongiurare l’esito fatale. Le operazioni, seppur condotte con la massima solerzia e professionalità da tutti i corpi coinvolti – dai primi controlli sugli impianti all’intervento specializzato delle guide alpine – hanno avuto un epilogo che lascia solo il peso di una tragedia personale e il monito, sempre attuale, sulla necessità di un approccio rispettoso e consapevole alla montagna invernale.




