Google semplifica l’accesso a Gmail e Drive per gli agenti AI, e intanto Gemini si fa più profondo nelle app Workspace
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Redazione Scienza e Tecnologia
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C’è un filo rosso che lega due annunci recenti di Google, entrambi destinati a ridisegnare il perimetro entro cui l’intelligenza artificiale opera con i nostri dati. Da un lato, l’azienda di Mountain View ha pubblicato sul finire della scorsa settimana su GitHub uno strumento che, seppur con le cautele del caso, apre scenari piuttosto significativi per gli sviluppatori e per chiunque voglia sperimentare con gli agenti autonomi. Si tratta di una nuova interfaccia a riga di comando, battezzata gws (Google Workspace CLI), la cui funzione principale è quella di unificare e semplificare l’accesso a tutte le API di Workspace, da Gmail a Drive, passando per Calendar, Docs, Sheets e Chat. Dietro l’apparenza tecnica e la natura sperimentale del progetto, che gli stessi ingegneri di Google tengono a definire non un prodotto ufficialmente supportato bensì una sorta di banco di prova, si cela un segnale piuttosto chiaro sulle intenzioni della compagnia in questa nuova fase dell’AI, quella contraddistinta dagli agenti capaci di eseguire operazioni concrete in autonomia. Dall’altro lato, in perfetta sincronia temporale, arrivano una serie di aggiornamenti sostanziali per Gemini all’interno della suite di produttività, aggiornamenti che trasformano quello che era essenzialmente un assistente testuale in un vero e proprio collaboratore creativo, capace di attingere al nostro patrimonio informativo personale e aziendale per generare bozze, fogli di calcolo o intere presentazioni.
La mossa rappresentata dal rilascio di gws è, per certi versi, di quelle che si apprezzano pienamente solo conoscendo le difficoltà incontrate finora da programmatori e sistemisti nel far dialogare un’automazione con i servizi Google. Tradizionalmente, costruire uno script o un agente che interagisse con Gmail e Drive significava destreggiarsi tra documentazioni diverse, gestire l’autenticazione OAuth per ciascun servizio e scrivere chiamate API su misura. Il nuovo CLI, scritto in Rust e dynamicamente costruito a partire dal Google Discovery Service, cambia radicalmente questo paradigma: carica al momento dell’esecuzione le definizioni più aggiornate delle API, rendendo superfluo l’aggiornamento manuale dello strumento quando Google aggiunge un nuovo endpoint o modifica quelli esistenti. È un’architettura pensata con una lucidità quasi profetica per il mondo degli agenti AI, i quali, a differenza di un umano, non hanno bisogno di messaggi di aiuto leggibili ma di output strutturati, prevedibili e sicuri. Ed è proprio questo il punto: il CLI accetta payload JSON che corrispondono direttamente allo schema dell’API, restituisce risposte in formato JSON e include persino funzioni di dry-run per verificare le operazioni più delicate, come le cancellazioni, senza eseguirle realmente, oltre a integrarsi con Google Cloud Model Armor per neutralizzare eventuali tentativi di prompt injection veicolati attraverso le risposte delle API. Il progetto, che in pochi giorni ha già raccolto un’attenzione notevole sulla piattaforma di Microsoft, include oltre cento skill preconfezionate per gli agenti, coprendo i flussi di lavoro più comuni su Gmail, Drive, Calendar e Fogli, ed è progettato per funzionare perfettamente con OpenClaw, l’agente AI open source che sta spopolando in queste settimane. In sostanza, un agente può ora installare gws, farsi autenticare una volta dall’utente e da quel momento essere in grado di leggere file su Drive, inviare email, creare eventi in calendario o modificare documenti con un livello di affidabilità e sicurezza che fino a ieri era impensabile per un’automazione.
Gemini impara a creare documenti, fogli e presentazioni partendo dai nostri dati
Parallelamente a questa apertura verso il mondo degli sviluppatori e degli agenti, Google ha annunciato un’integrazione molto più profonda di Gemini nei suoi strumenti di produttività di massa, quelli usati quotidianamente da milioni di lavoratori. Chiunque abbia mai dovuto produrre un documento di lavoro partendo da una pagina bianca conosce bene quella sensazione di blocco creativo, e l’azienda ha deciso di affrontare frontalmente questo problema con un aggiornamento sostanziale delle funzionalità di Gemini integrate in Docs, Sheets, Slides e Drive. Il fulcro della novità, in fase di rilascio in beta per gli abbonati a Google AI Pro e Ultra e per i clienti business con Gemini Alpha, risiede nella capacità dell’AI di attingere al contesto specifico dell’utente per generare contenuti. In Documenti, il nuovo strumento “Help me create” produce una bozza formattata non solo sulla base di un prompt testuale, ma pescando informazioni da Drive, Gmail, Chat e dal web; Gemini può persino adattare lo stile di scrittura o la formattazione a un documento di riferimento fornito dall’utente, riducendo drasticamente il lavoro manuale di copia e incolla che, secondo i dati interni di Google, è all’origine di oltre un terzo dei nuovi documenti creati. Le prime prove sul campo, come quelle condotte da WIRED, raccontano di un’AI che, se da un lato riesce a destreggiarsi con una certa efficacia nella ricerca di informazioni personali – individuando, per esempio, una prenotazione aerea per suggerire un itinerario turistico – dall’altro produce ancora una prosa piuttosto anonima e burocratica, più adatta a comunicazioni interne aziendali che a forme di espressione personale o creativa.
Drive si trasforma in una knowledge base interattiva con le AI Overviews
Completa il quadro un aggiornamento sostanziale di Google Drive, che si appresta a compiere un salto di qualità evolutivo. L’applicazione, da semplice contenitore passivo di file, ambisce a diventare una “knowledge base attiva”, per dirla con le parole dei product manager intervistati da The Verge. Quando si effettua una ricerca in linguaggio naturale, Drive presenterà ora un’AI Overview, simile a quella già vista sulla ricerca Google, che non si limita a elencare file, ma sintetizza le informazioni contenute in documenti, email e calendario, fornendo una risposta diretta alla domanda posta, completa di citazioni verificabili. A questo si aggiunge “Ask Gemini in Drive”, uno strumento che permette di interrogare in modo conversazionale l’intero archivio di file e i dati collegati di Gmail e Calendar, con la possibilità di filtrare le sorgenti e restringere il campo a specifiche cartelle. Si tratta di funzionalità pensate per trasformare il modo in cui recuperiamo e utilizziamo le informazioni sepolte nella nostra mole di dati quotidiana, anche se per ora il loro rilascio è limitato agli utenti statunitensi, a differenza delle altre novità. In definitiva, sia che si parli di agenti autonomi capaci di manovrare il CLI, sia che si tratti di un utente che chiede a Gemini di scrivergli un rapporto, il disegno di Google appare piuttosto lineare: rendere l’intelligenza artificiale un elemento pervasivo e profondamente integrato con i dati personali, spostando il baricentro dall’interrogazione di un modello generico all’esecuzione di compiti complessi all’interno del nostro specifico ecosistema informativo.




