La Bce blocca il piano della Commissione Ue sul prestito all'Ucraina garantito dagli asset russi
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Esteri
-
La strategia finanziaria con cui l'Unione Europea intendeva sostenere Kiev, e che è stata al centro di un acceso dibattito negli ultimi mesi, ha incontrato un ostacolo istituzionale di prim'ordine. Secondo quanto rivelato dal Financial Times, infatti, la Banca centrale europea ha opposto un netto rifiuto a fornire garanzie sul prestito da 140 miliardi di euro che la Commissione von der Leyen vorrebbe erogare all'Ucraina, utilizzando come collaterale gli asset russi congelati. Una presa di posizione, questa, che di fatto congela il principale strumento finanziario immaginato da Bruxelles, il quale, come si evince dalle dichiarazioni dei protagonisti, si basava su un presupposto non condiviso dall'istituto di Francoforte.
Le ragioni tecniche di uno scontro annunciato
Il cuore della controversia, che sta alimentando un serrato braccio di ferro tra le due istituzioni, risiede nella natura stessa della Bce, la quale, malgrado la retorica politica spesso prevalente, non può essere considerata un prestatore di ultima istanza per operazioni di questo tipo. L'istituto centrale, stando alle indiscrezioni, si è rifiutato di coprire il rischio di liquidità a cui andrebbero incontro i governi dell'area euro o la piattaforma Euroclear qualora l'intera operazione, per motivazioni legali o politiche, dovesse saltare e Mosca rivendicasse con successo la restituzione dei fondi sequestrati. Una preoccupazione, del resto, che non è affatto teorica, data la complessità giuridica internazionale del caso e le inevitabili ritorsioni che potrebbero seguirne.
Il malcontento degli Stati membri e la proposta "insoddisfacente"
Le perplessità sull'architettura del piano non provengono soltanto dalla Bce, ma trovano eco anche tra alcuni governi nazionali, i quali hanno ricevuto la bozza di proposta con scetticismo. Il ministro degli Esteri belga, ad esempio, ha dichiarato senza mezzi termini che il testo presentato dalla Commissione "non risponde in modo soddisfacente alle nostre preoccupazioni", sottolineando come la questione degli asset russi sia ben lontana dall'essere risolta in seno al Consiglio. Questa frammentazione di vedute, che coinvolge autorità monetarie ed esecutivi nazionali, fotografa una realtà europea tutt'altro che compatta sulla strada da intraprendere per il sostegno a Kiev, nonostante le dichiarazioni pubbliche di unità.
Gli effetti concreti di una battuta d'arresto
L'effetto immediato del diniego della Bce è il totale stallo dell'operazione più imponente sul tavolo, destinata a mobilitare risorse senza precedenti. Senza la copertura dell'istituto di Francoforte, il rischio dell'intera manovra ricadrebbe interamente sugli Stati membri, un onere che molti di essi non sembrano disposti ad assumersi in un contesto economico già fragile. La scelta della Banca centrale, pertanto, infrange le aspettative di quanti, a Bruxelles, vedevano nei beni confiscati alla Russia una soluzione quasi immediata per finanziare la ricostruzione e lo sforzo bellico ucraino, costringendo la Commissione a rivedere completamente i propri piani e a cercare strade alternative, che al momento appaiono però nebulose e di portata assai più limitata.




