Caldo record in Europa, in Italia picchi di 40 gradi: cos’è la "cooling poverty" e perché si muore per le ondate di calore

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Mentre l’Europa brucia sotto un sole implacabile, con temperature che in Italia sfiorano i 40 gradi e bollini rossi in 18 città, il concetto di cooling poverty – l’impossibilità per molti di permettersi un adeguato raffrescamento – diventa sempre più attuale. Secondo uno studio, entro il 2050 la domanda globale di elettricità per il condizionamento residenziale potrebbe raggiungere i 1.400 TWh/anno, pari al consumo totale dell’India nel 2020, con costi stimati tra i 124 e i 177 miliardi di dollari. Un problema non solo economico, ma di sopravvivenza, visto che il caldo estremo uccide: in Spagna, da sabato scorso, si contano già 102 vittime, numeri che impongono una riflessione sulle conseguenze sanitarie di queste ondate.

«Stiamo registrando un aumento degli accessi al pronto soccorso, con un incremento tra il 5 e il 20% rispetto alla media», spiega ad ANSA Alessandro Riccardi, presidente della Società italiana di medicina di emergenza-urgenza (SIMEU). Le città, dove l’effetto isola di calore amplifica la percezione del caldo, sono le zone più critiche. E se in Spagna il sistema di monitoraggio MoMo ha rilevato un’impennata di decessi – alcuni legati a condizioni pregresse, ma aggravati dalle temperature – anche in Italia si contano vittime: ieri quattro persone hanno perso la vita, due delle quali su una spiaggia sarda.

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