Stupro di un 12enne all'Arrivore, il ventenne conferma la confessione davanti alla gip

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Uno stupro ai danni di un bambino di 12 anni. È da qui che parte l'inchiesta sulla violenza avvenuta venerdì 18 settembre al parco dell'Arrivore di Torino, arrivata questa mattina davanti alla gip Irene Giani. In carcere, per l'udienza di convalida del fermo, c'era il ventenne italiano di origine egiziana accusato di violenza sessuale aggravata.

Assistito dall'avvocata Stefania Giordano, il giovane ha confermato davanti alla giudice quanto già raccontato agli investigatori dopo il fermo: ha ribadito la confessione, dicendo di aver agito sotto l'effetto di sostanze stupefacenti e di essere «molto dispiaciuto» per quello che è successo. Al termine dell'udienza, la gip si è riservata la decisione.

L'adescamento e la violenza

Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, il ventenne avrebbe avvicinato il dodicenne nel cortile di un complesso di edilizia popolare in zona Barriera di Milano, mentre il ragazzino giocava con alcuni coetanei. Con la scusa di fare un giro in monopattino, lo avrebbe convinto a seguirlo. Da lì, dopo alcuni giri in zona, lo avrebbe portato in una zona boschiva a ridosso del fiume Stura, dove si è consumata la violenza.

Durante il tragitto di ritorno, i due si sono fermati in un minimarket della zona: le telecamere di videosorveglianza hanno immortalato l'uomo mentre acquistava una bibita e uno snack per il bambino, un tentativo di comprarne il silenzio. Il dodicenne, una volta rientrato a casa, è scoppiato in lacrime e ha raccontato tutto alla madre, che ha chiamato la polizia.

La confessione e il fermo

Il giovane, senza fissa dimora e con precedenti per reati contro il patrimonio, era sottoposto all'obbligo di firma ma da venerdì, giorno della violenza, non si era più presentato. È stato rintracciato lunedì sera dalla Squadra Mobile e dal commissariato Barriera Nizza mentre percorreva a bordo del suo monopattino una via del quartiere Barriera Nizza. Portato in Questura, dopo ore di interrogatorio ha ammesso la violenza, spiegando di trovarsi sotto effetto di stupefacenti. L'inchiesta è coordinata dai pm Eleonora Guerra e Dionigi Tibone.

La spedizione punitiva

Agli investigatori il ventenne ha raccontato anche un altro episodio. Il giorno successivo alla violenza, sabato, sarebbe stato circondato e aggredito da un gruppo di circa dieci persone, rimediando diverse coltellate alle gambe. Secondo la sua versione, gli aggressori gli avrebbero fatto capire che erano lì per fargli pagare quello che aveva fatto al bambino. A portare gli aggressori sulle sue tracce sarebbe stata la fotografia del giovane, pubblicata il 20 settembre da un sito internet e poi diffusa nelle chat dei residenti.

Dopo l'aggressione, il ventenne ha raccontato di essersi nascosto perché temeva per la propria vita. Le ferite da taglio sono state refertate nell'infermeria del carcere subito dopo il fermo; al momento non risulta depositata alcuna denuncia formale. Gli inquirenti lavorano su entrambi i fronti: la violenza consumata al parco e l'episodio di giustizia sommaria.

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