Violenza sessuale su un 12enne, il 20enne resta in carcere: la gip convalida il fermo

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo
INTERNO Preferisci Informazione.News su Google

Redazione Interno Redazione Interno   -   È rimasto in carcere il ventenne accusato di aver violentato un ragazzino di 12 anni al parco dell'Arrivore, a Torino. Il giudice per le indagini preliminari, oggi 24 settembre, ha convalidato il fermo e disposto la custodia cautelare, accogliendo la richiesta della procura, rappresentata dalla sostituta procuratrice Eleonora Guerra. Una decisione legata, oltre alla gravità dell'accusa, al rischio di reiterazione del reato e al pericolo di fuga riconosciuti dal giudice.

La difesa, con l'avvocata Stefania Giordano, aveva chiesto la convalida del fermo ritenendo che non ci fosse un concreto pericolo di fuga.

Il fermo e la confessione

Il giovane era stato bloccato lunedì sera in corso Dante, a bordo dello stesso monopattino con cui, secondo l'accusa, aveva adescato il dodicenne. Il fermo è stato eseguito dagli investigatori della Squadra mobile della questura di Torino e dagli agenti del commissariato Barriera Nizza, su provvedimento della procura. Il ventenne, italiano di origini egiziane, era già sottoposto a obbligo di firma in seguito a un procedimento per reati contro il patrimonio e domenica non si era presentato in commissariato.

Davanti al giudice ha confermato quanto aveva già riferito al pubblico ministero dopo il fermo, ammettendo la violenza. Il ragazzino è tutelato dall'avvocata Elisabetta Macrì.

Le esigenze cautelari nel codice di procedura penale

La decisione del giudice si fonda sull'articolo 274 del codice di procedura penale, che disciplina le esigenze cautelari. La lettera b) della norma prevede la custodia quando l'imputato si è dato alla fuga o sussiste un concreto e attuale pericolo che egli si dia alla fuga, sempre che il giudice ritenga che possa essere irrogata una pena superiore a due anni di reclusione.

La lettera c), invece, riguarda il pericolo di reiterazione: la misura può essere disposta quando, per specifiche modalità e circostanze del fatto e per la personalità dell'indagato, desunta da comportamenti o atti concreti o dai suoi precedenti penali, sussiste il concreto e attuale pericolo che questi commetta delitti della stessa specie di quello per cui si procede. In questo caso la custodia cautelare in carcere è prevista solo per delitti per i quali la pena della reclusione non è inferiore nel massimo a cinque anni.

La riforma del 2015 ha rafforzato i presupposti della misura, vietando che le situazioni di pericolo siano desunte esclusivamente dalla gravità del titolo di reato.

L'aggressione subita dal ventenne

Nella ricostruzione fornita dal ventenne agli inquirenti, il giovane ha raccontato anche di essere stato vittima di una spedizione punitiva da parte dei parenti del dodicenne, che lo avrebbero aggredito e colpito alle gambe. Su questo episodio sono in corso accertamenti per identificare i responsabili. La posizione del ventenne resta comunque quella di persona sottoposta a custodia cautelare in carcere, misura che il giudice ha ritenuto necessaria in considerazione degli elementi raccolti e della condotta tenuta dopo il fermo.

Puoi riutilizzare questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.