Tsunami nel Pacifico dopo il sisma in Kamchatka, onde fino a 5 metri: evacuazioni in Russia, Giappone e Hawaii

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Petropavlovsk-Kamchatsky (Russia) – Nella notte tra il 30 e il 31 luglio, una scossa di terremoto di magnitudo 8.8 ha colpito la penisola di Kamchatka, nell’Estremo Oriente russo, scatenando uno tsunami le cui onde hanno superato i cinque metri d’altezza nelle zone più vicine all’epicentro. L’evento, che ha riportato alla memoria i disastri del 2011 in Giappone e del 2004 nell’Oceano Indiano, ha costretto all’evacuazione milioni di persone in diverse aree del Pacifico, dalle isole Curili alle Hawaii, mentre le autorità monitoravano il propagarsi dell’onda anomala.

Il sisma, localizzato a circa 125 chilometri al largo di Petropavlovsk-Kamchatsky – capoluogo della regione, noto per la sua posizione strategica tra il Pacifico e il mare di Ochotsk – ha avuto un ipocentro relativamente superficiale, a soli 20 chilometri di profondità, aggravandone l’impatto. Sebbene la Kamchatka, remota e scarsamente popolata, sia spesso associata più al gioco del Risiko che alle cronache internazionali, la sua importanza geologica è fuori discussione: situata lungo la cosiddetta "cintura di fuoco", è una delle zone a più alta attività sismica del pianeta.

L’allerta tsunami, diffusa nelle prime ore dopo la scossa, ha raggiunto persino l’Isola di Pasqua, a oltre 12mila chilometri di distanza, dove le onde – sebbene ridotte a 70 centimetri – hanno dimostrato la potenza di un fenomeno capace di attraversare un intero oceano. In Cile, il Senapred ha registrato oscillazioni tra i 30 e i 60 centimetri, mentre le Hawaii, dopo un’iniziale mobilitazione, hanno visto arrivare maree più contenute del previsto.

Nelle aree più esposte, come le Curili, i danni materiali sono ancora in fase di valutazione, ma le immagini trasmesse dai media locali mostrano strade allagate e imbarcazioni trascinate a riva con violenza. Le autorità russe, che hanno dichiarato lo stato d’emergenza nella zona, stanno verificando la presenza di eventuali vittime, mentre il Giappone – dove l’allerta è rientrata dopo alcune ore – ha attivato i protocolli di sicurezza nelle prefetture costiere.

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