Egea Haffner, la bambina con la valigia che ha commosso l’Italia

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Egea Haffner, 83 anni, è tornata a casa dopo aver ricevuto un omaggio al Quirinale, dove il presidente della Repubblica Sergio Mattarella le ha consegnato un mazzo di fiori, simbolo di riconoscimento per una vita segnata da una storia che ha toccato il cuore di molti. La sua figura, immortalata in una foto in bianco e nero scattata il 6 dicembre 1946, è diventata l’emblema dell’esodo degli italiani dall’Istria, una pagina dolorosa della storia del Novecento che ancora oggi suscita emozioni profonde.

Quel giorno, Egea, allora una bambina di soli quattro anni, si preparava a lasciare Pola con la sua famiglia, quando suo zio volle fermare quel momento in uno scatto che sarebbe diventato iconico. «Ero una bambina con una valigia in mano, pronta a partire per un viaggio che non avrei mai scelto», racconta oggi, con una voce che tradisce ancora il peso di quei ricordi. La sua storia, ripercorsa ieri sera nel film La bambina con la valigia trasmesso in prima serata su Rai 1, ha riportato alla luce le vicende di oltre trecentomila italiani costretti ad abbandonare le loro terre sotto il regime titino, tra foibe ed esodi forzati.

Durante la cerimonia al Quirinale, Egea ha tenuto un discorso che ha commosso non solo il presidente Mattarella, ma anche la premier Giorgia Meloni, nota per il suo temperamento forte e determinato. «Ho visto la premier sciogliersi», ha commentato Egea, sottolineando come l’umanità di quel momento abbia superato ogni barriera politica. «Mi ha colpito la sua sensibilità, e ho apprezzato gli applausi, i sorrisi e i fiori del presidente», ha aggiunto, ricordando con gratitudine il gesto di chi ha voluto rendere omaggio alla sua storia.

Quella di Egea non è solo la storia di una bambina con una valigia, ma anche di una famiglia spezzata. Suo padre, infatti, scomparve tragicamente durante quel periodo. «Avevo quattro anni quando i titini vennero a prenderlo», racconta, con una voce che tradisce ancora il dolore di una ferita mai rimarginata. «Stavamo per metterci a tavola per cena. Suonarono alla porta e lo portarono via. Non era fascista, non aveva tessere, ma sapeva il tedesco e a volte lo chiamavano per fare traduzioni. Forse pagò per quello, non lo sapremo mai».

Il film trasmesso da Rai 1, basato sulla sua vita, ha riportato alla luce non solo la sua vicenda personale, ma anche quella di migliaia di altri italiani che, come lei, vissero l’orrore delle foibe e la drammaticità dell’esodo. La pellicola, che ha visto un cast di attori di rilievo impegnati a raccontare una pagina di storia spesso dimenticata, è stata trasmessa in occasione del Giorno del Ricordo, istituito per commemorare le vittime di quelle tragedie.

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