‘Ndrangheta, 54 misure cautelari in cinque regioni: tra gli arrestati l’ex capo ultrà dell’Inter Marco Ferdico
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Redazione Interno
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Dalla Calabria al Nord, un’operazione coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro ha portato all’esecuzione di 54 misure cautelari, disposte dalla gip Arianna Roccia su richiesta della procura. Il blitz, condotto dagli uomini della Polizia di Stato, ha attraversato cinque regioni – toccando le province di Vibo Valentia, Catanzaro, Reggio Calabria, Cosenza, Benevento, Milano, Rovigo e Viterbo – e ha messo in luce un sistema criminale radicato, capace di operare senza soluzione di continuità dal 2015 fino a oggi. L’inchiesta, sviluppata in parallelo con un’altra celebre indagine milanese, quella denominata “Doppia Curva”, ha rivelato l’intreccio profondo tra la ‘ndrangheta della Locale dell’Ariola – con epicentro nel paese di Gerocarne – e il traffico di stupefacenti gestito anche da figure legate al tifo organizzato.
Il codice “Jerakarni” e il controllo del territorio vibonese
L’operazione, battezzata con il nome in codice “Jerakarni” (un chiaro richiamo a Gerocarne, sede di una storica “Società di Ariola”), ha disarticolato – secondo quanto ricostruito dagli inquirenti – una rete affaristico-criminale che faceva perno su un ferreo controllo del territorio. Le accuse, per gli indagati, vanno dall’associazione a delinquere finalizzata al narcotraffico fino all’associazione di tipo mafioso, con l’aggravante – in alcuni casi – dell’agevolazione mafiosa. L’ordinanza, che si estende per 214 pagine, descrive un sistema dove la violenza, gli affari illeciti e lo spaccio di droga si mescolavano senza gerarchie nette, alimentando una catena logistica che collegava il Vibonese a Milano, Rovigo e Viterbo.
Marco Ferdico, il pusher chiamato “Juventus”
Tra i destinatari della custodia cautelare in carcere spicca il nome di Marco Ferdico, già noto alle cronache giudiziarie per essere stato il braccio destro del pentito Andrea Beretta nonché l’ex “uomo dei social” della Curva Nord di San Siro. Ferdico, che aveva già riportato una condanna a otto anni per associazione a delinquere con l’aggravante dell’agevolazione mafiosa nel processo “Doppia Curva” (dove era stato giudicato con rito abbreviato), è stato inoltre arrestato per l’omicidio dell’ex capo ultrà Vittorio Boiocchi, risalente al 29 ottobre 2022. Nell’inchiesta calabrese, però, l’uomo emerge con un ruolo preciso: era il pusher di riferimento per la ‘ndrangheta a Milano, colui che poteva rifornire di erba il mercato cittadino. Una conversazione intercettata tra tre indagati – Marco Idà, Filippo Mazzotta e Pietro Parisi – lo indica con il soprannome “Juventus”. In quella chat, si legge: “Ora se vuole Juventus può picchiare con l’erba (...) se parte il lavoro dell’erba è molto più bello, perché con tremila euro guadagnate mille”. Una frase che, nella sua secca pragmaticità, fotografa l’anello di congiunzione tra gli ultras milanesi e le cosche Emmanuele e Idà, radicate nel Vibonese.
Un’inchiesta che incrocia i dossier sui business degli stadi
Non è la prima volta che Ferdico finisce al centro di un’operazione antimafia: già nel 2024, l’inchiesta “Doppia Curva” aveva portato alla luce i traffici illeciti delle tifoserie organizzate di San Siro, rivelando come curve e ‘ndrangheta potessero condividere canali di approvvigionamento di stupefacenti. Stavolta, però, l’ex capo ultrà dell’Inter – che all’epoca dei fatti contestati ricopriva ancora un ruolo di rilievo nella tifoseria nerazzurra – viene inquadrato in un sistema più ampio, quello della Locale di Ariola, capace di proiettare la propria influenza criminale ben oltre i confini calabresi. Gli investigatori della Dda di Catanzaro hanno ricostruito gli spostamenti, i contatti e le cessioni di droga, senza però mai scadere in dettagli espliciti o in ricostruzioni spettacolari: il filo rosso che lega Ferdico agli altri 53 arrestati è fatto di conversazioni asciutte, di ordini impartiti con sobrietà criminale e di un controllo del territorio che non ammetteva rivali. Il blitz, eseguito all’alba, ha così colpito un sistema che da anni operava indisturbato, rifornendo piazze di spaccio tra Nord e Sud con la silenziosa regia di una ‘ndrangheta mai così permeabile al mondo del tifo organizzato.




