Il Torino esce da San Siro a testa alta, D’Aversa: “Orgoglioso, ma il rammarico è solo sul risultato”
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Redazione Sport
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Non è semplice, per un allenatore, metabolizzare una sconfitta che porta con sé la consapevolezza di aver fatto, comunque, una partita praticamente perfetta per oltre settanta minuti. Eppure è proprio questo il sentimento che prevale nell’analisi di Roberto D’Aversa, il tecnico del Torino, al termine della trasferta di San Siro contro il Milan. I suoi, nonostante il punteggio finale di 3-2 che ha premiato i rossoneri, hanno offerto una prestazione di spessore, tenendo testa alla seconda forza del campionato in un campo storicamente ostico. Il rammarico, per il tecnico abruzzese, non riguarda l’approccio né la manovra, ma si concentra esclusivamente su quella breve finestra temporale, una decina di minuti a inizio ripresa, in cui la squadra ha perso lucidità e ha pagato a caro prezzo gli episodi.
L’orgoglio per una squadra ritrovata e il potenziale offensivo
Intervenuto in conferenza stampa al termine del match, D’Aversa ha ripetuto più volte il concetto di orgoglio, a dimostrazione di come il lavoro svolto in poco più di venticinque giorni abbia ridato anima a un gruppo che, all’arrivo del nuovo tecnico, sembrava aver smarrito la propria identità. “Sono orgoglioso di questi ragazzi, orgoglioso di questa squadra”, ha sottolineato, evidenziando come i suoi abbiano costruito gioco, creato occasioni e mostrato un potenziale offensivo che, a tratti, ha messo in difficoltà la retroguardia avversaria. La prestazione, in tal senso, è stata quella richiesta alla vigilia: una partita da Toro, fatta di intensità e carattere, capace di mettere in difficoltà un avversario blasonato. Il merito, secondo l’allenatore, non va cercato in presunti effetti speciali o soluzioni miracolistiche – “non ho la bacchetta magica” ha tenuto a precisare – ma nel lavoro quotidiano di uno staff che ha saputo valorizzare un organico che, di base, dispone di giocatori importanti e di un potenziale che va solo coltivato.
Gli episodi decisivi e la differenza in termini di cattiveria
Proprio su questo potenziale, D’Aversa ha costruito la sua analisi tecnica, soffermandosi su ciò che ha fatto la differenza in campo. Il Torino ha tenuto testa ai padroni di casa per lunghi tratti, ma quando si parla di match di questo livello, la gestione dei momenti chiave diventa determinante. Il tecnico ha fatto riferimento a quella che ha definito una questione di cattiveria e determinazione, elementi che nel calcio di vertice spesso spostano gli equilibri al di là della qualità del gioco espresso. Da un lato, c’è stata la capacità del Milan di sfruttare il momento di maggiore pressione; dall’altro, il rammarico per non aver chiuso con un risultato diverso una prestazione che, in termini di merito, avrebbe meritato almeno il pareggio. La prestazione del portiere avversario, decisivo in più di un’occasione, ha contribuito a rendere ancora più amaro il ko per i granata, che si sono visti negare la gioia di un risultato storico in un teatro, San Siro, che continua a riservare poche soddisfazioni.
La reazione dopo il blackout e il lavoro sulla fase difensiva
Nel suo intervento ai microfoni, D’Aversa ha voluto spezzare una lancia a favore della tenuta mentale del gruppo, sottolineando come la squadra, dopo il momento di difficoltà iniziale della ripresa, abbia saputo reagire senza disunirsi. Se il rammarico principale rimane legato a quei minuti di blackout che hanno di fatto indirizzato il risultato, l’aspetto su cui il tecnico e il suo staff intendono concentrarsi maggiormente nelle prossime settimane sarà la solidità difensiva. Non perché la fase arretrata abbia mostrato lacune insanabili, ma perché in una squadra che ha dimostrato di saper creare tanto, il passo successivo per diventare competitiva è proprio quello di limare quegli errori che, al momento, vengono puntualmente capitalizzati dagli avversari. Il lavoro futuro, dunque, si concentrerà sul rendere il reparto arretrato altrettanto efficace quanto lo è stato quello offensivo in questa trasferta, cercando di trasformare le prestazioni di livello in punti concreti.




