Milano, 27 anni a Rezza per l'omicidio di Mastrapasqua: uccise per un paio di cuffie da 15 euro

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Daniele Rezza, il 19enne accusato di aver ucciso Manuel Mastrapasqua la notte tra il 10 e l’11 ottobre scorso a Rozzano, è stato condannato a 27 anni di carcere dalla Corte di Assise di Milano. La decisione, arrivata dopo un processo che ha ricostruito una vicenda di violenza assurda – scatenata da un paio di cuffie wireless del valore di appena 15 euro – supera la richiesta di 20 anni avanzata dalla procura guidata da Francesco Greco. I giudici, presieduti da Antonella Bertoja con Sofia Fioretta come giudice a latere, hanno riconosciuto le aggravanti della minorata difesa e dei futili motivi, mentre hanno escluso il nesso teleologico tra rapina e omicidio, equiparando invece le attenuanti generiche.

Mastrapasqua, 31 anni, era stato aggredito mentre rientrava a casa dopo il turno di lavoro. Rezza, che aveva inizialmente confessato il delitto prima di tentare una fuga durata poche ore, lo aveva colpito con una coltellata al torace, uccidendolo per sottrargli le cuffie che portava al collo. Un gesto brutale, compiuto senza esitazione, che ha lasciato pochi dubbi sulla dinamica e sulle intenzioni dell’assassino.

La sentenza, che arriva a poco più di un anno dai fatti, conferma la linea dura del tribunale milanese nei confronti dei reati violenti, come dimostrato anche dal recente ergastolo inflitto a Igor Sollai per l’omicidio della moglie Francesca Deidda. In quel caso, la Corte di Assise aveva confermato tutte le aggravanti nonostante la difesa avesse tentato di sminuire la premeditazione.

Quello di Rezza, però, resta un caso emblematico per la sproporzione tra il movente – un oggetto di insignificante valore – e l’esito tragico. La difesa, che aveva provato a contestare la volontarietà dell’omicidio, si è scontrata con le prove raccolte dagli investigatori, tra cui le immagini delle telecamere e le dichiarazioni dello stesso imputato.

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