Francia perquisisce la sede di X, Elon Musk convocato dalla procura di Parigi
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Esteri
-
La procura di Parigi ha disposto una perquisizione negli uffici francesi di X, l’azienda di Elon Musk, mentre lo stesso miliardario e l’ex direttrice generale Linda Yaccarino sono stati convocati in audizione libera per il prossimo venti aprile. L’azione, coordinata con l’Europol, rientra in un’inchiesta avviata all’inizio del 2025 e successivamente ampliata lo scorso luglio, la quale indaga sulla diffusione in rete di contenuti illeciti, tra i quali spiccano deepfake a carattere sessualmente esplicito e materiale negazionista dell’Olocausto. La magistratura francese, che ha annunciato l’operazione sul proprio profito X prima di abbandonare la piattaforma, considera Musk e Yaccarino quali “gestori di fatto” del social al momento dei fatti oggetto delle indagini.
Le origini giudiziarie dell’indagine
L’inchiesta, che ha condotto gli investigatori a varcare la soglia degli eleganti uffici parigini non lontani da place Vendôme, nacque su iniziativa del deputato di centro-destra Éric Bothorel. Questi, già nei primi giorni del 2025, aveva sporto denuncia paventando il rischio che algoritmi potenzialmente distorti potessero alterare il sistema di elaborazione dei dati della piattaforma, influenzando di conseguenza la tipologia di contenuti raccomandati agli utenti. Una preoccupazione, la sua, che trovò conferma nei mesi successivi quando la circolazione di materiale gravemente lesivo impose un ampliamento degli accertamenti, portando la procura a focalizzarsi anche su quei contenuti falsi e manipolati che ormai affollano il dibattito digitale.
La reazione di Musk e lo scontro istituzionale
La reazione del proprietario di X non si è fatta attendere, configurandosi come un duro attacco alle autorità d’Oltralpe, da lui bollate attraverso un post sulla sua stessa piattaforma. Musk ha definito la perquisizione un “atto abusivo e politico”, alimentando così quello scontro frontale con le istituzioni europee che caratterizza da mesi la sua gestione. Una battaglia, questa, che va ben al di là dei confini nazionali francesi e tocca nervi scoperti della governance del web, ponendo al centro la spinosa questione del bilanciamento tra libertà di espressione e responsabilità dei gestori nella moderazione dei contenuti. Da un lato c’è la volontà di applicare con rigore la normativa, dall’altro la retorica della censura e dell’interferenza politica.
Il contesto normativo e le implicazioni
L’operato della procura di Parigi si inserisce in un quadro legislativo europeo sempre più stringente, che impone alle grandi piattaforme online obblighi precisi nel contrasto alla disinformazione e ai contenuti illegali. La decisione di convocare personalmente Elon Musk, del quale è noto l’approccio polemico verso ogni forma di regolamentazione, segnala l’intenzione di chiamare a rispondere direttamente i vertici, considerati i massimi decisori operativi. L’abbandono ufficiale del profitto X da parte delle autorità giudiziarie francesi, quasi a sigillo di una frattura ormai insanabile, rappresenta un episodio simbolico di una frattura più profonda, che vede da una parte gli Stati intenti ad affermare la propria sovranità nello spazio digitale e dall’altra i colossi tecnologici determinati a difendere il proprio modello di business e la propria visione ideologica.




