Il nuovo paperone d'Italia si nasconde a Maccastorna, il borgo senza bar che batte Milano e Lajatico
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Redazione Interno
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Forse non ci si aspetterebbe mai, scorrendo la classifica del Ministero dell’Economia e delle Finanze, di trovare al primo posto un luogo dove per bere un caffè – un gesto tanto quotidiano – si è costretti ad attraversare il fiume Adda e cambiare provincia, spostandosi fino al Bar Beatrice a Crotta d’Adda. Eppure, i dati relativi alle dichiarazioni dei redditi 2025 (anno d’imposta 2024) parlano chiaro: il Comune più ricco d’Italia è Maccastorna, piccolo centro del Lodigiano che conta, a seconda delle fonti, poco più di settanta abitanti. Quella che sembra un’anomalia statistica, o meglio una distorsione ottica dovuta alla presenza di uno o pochi contribuenti facoltosi, racconta però una geografia inedita della ricchezza nazionale, sfatando il mito che vuole i grandi centri urbani come unici scrigni del benessere.
Con un reddito medio pro capite che raggiunge i 72.684 euro, questo minuscolo borgo rurale scavalca senza troppi complimenti Lajatico, il paese toscano di Andrea Bocelli che dopo aver detenuto a lungo lo scettro ed essere stato superato lo scorso anno da Portofino, si deve ora accontentare del secondo posto. La località in provincia di Pisa, in Valdera, non è però certo da meno: il suo reddito medio sfiora i 69.475 euro, un dato in crescita costante se si considera che solo due anni fa si attestava intorno ai 52mila euro. Si chiude con un gradino di bronzo Portofino (61.616 euro), la perla ligure che sembra aver subito il contraccolpo della volatilità fiscale tipica dei centri di lusso e delle residenze altolocate.
Milano arranca nella top ten e cede il passo ai “dormitori” d’élite
Se si osserva la classifica delle grandi città, emerge una fotografia impietosa per la metropoli lombarda, spesso considerata il traino economico del Paese. Milano si piazza soltanto al nono posto, con un reddito pro capite di poco superiore ai 40.237 euro, perdendo posizioni al cospetto di comuni che definire “hinterland” è quasi riduttivo. Più di Milano, va detto, fanno meglio Basiglio (53.686 euro) e Cusago (43.404 euro), territori che pullulano di villette e residence per dirigenti e che dimostrano come la fuga dal caos urbano non solo non intacchi il reddito, ma lo selezioni. Anche Segrate, con 40.204 euro, tallona da vicino il capoluogo meneghino, confermando che la fascia dei comuni del primo anello performa meglio del centro pulsante.
La sorpresa piemontese e il caso Pino Torinese tra le colline
Scorrendo la classifica dei venti "paperoni" della penisola, si scopre però che la Lombardia non è l’unica regione a giocarsi questa partita sui numeri. Al settimo posto, e con una sostanziosa presenza nella top twenty, troviamo il Piemonte. Pino Torinese, cittadina di circa 8.300 anime affacciata sulle colline torinesi, registra un imponibile pro capite di 40.538 euro, posizionandosi ben al di sopra del capoluogo (Torino è relegata al 353esimo posto). Il fenomeno, spiegano gli analisti, è quello del "benessere statistico": non si tratta tanto di ricchezza prodotta sul posto, quanto dello spostamento dei redditi alti in contesti residenziali di pregio.
Non molto distanti, nella stessa regione, spuntano anche Solonghello, un comune che sorge sulle colline alessandrine, e Pecetto Torinese, entrambi capaci di bucare la soglia dei 38-39mila euro. La classifica, insomma, sembra premiare i luoghi dove la densità abitativa è bassa ma la concentrazione di capitale umano e finanziario è altissima, spesso legata a professionisti che lavorano nei grandi centri ma scelgono di dichiarare la residenza nell’idillio collinare.
La distorsione del dato pro capite e i numeri di Courmayeur
Va naturalmente letta con le pinze, questa classifica, perché la variabile dimensionale gioca un ruolo decisivo. A Maccastorna, dove vivono poco più di 70 persone, è sufficiente il trasferimento di un unico contribuente con un reddito milionario per alterare completamente la media geometrica, trasformando un paese senza bar in un faro della ricchezza nazionale. Così, accanto ai piccolissimi borghi, troviamo nel novero dei più ricchi anche località turistiche di lusso o zone di pregio ambientale. Courmayeur, in Valle d’Aosta, si difende con 39.650 euro, mentre Forte dei Marmi – storica roccaforte della ricchezza toscana – segna 40.248 euro, staccando di un soffio la stessa Milano. Dati, quelli del Mef, che restituiscono l’idea di un Paese a due velocità, dove il lusso e le grandi firme sono spesso solo un’etichetta incollata su borghi antichi e silenziosi.




