Sommer, il gatto svizzero che regala la finale all’Inter
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Redazione Sport
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MILANO – Quando il pallone sembrava ormai destinato a finire in rete, Yann Sommer ha compiuto l’ennesimo miracolo. Era il 95’, il Camp Nou tratteneva il fiato, Lamine Yamal aveva già esultato. Ma quel dito indice, allungato con la precisione di un chirurgo, ha cambiato tutto. Non è la prima volta che il portiere svizzero trasforma l’impossibile in routine, eppure quella parata – una delle più belle della storia recente – ha un sapore particolare: è il sigillo su una prestazione che ha consegnato l’Inter alla finale di Champions.
La sua serata è stata un susseguirsi di interventi superlativi. Su Eric Garcia, a pochi passi, ha reagito con un riflesso innaturale; su Yamal, più volte, si è trasformato in un felino pronto a ghermire ogni pallone. Persino nel secondo tempo supplementare, quando le gambe cominciavano a cedere, ha trovato l’energia per un’ultima, disperata deviazione. Quella che, forse, ha spento i sogni del Barcellona.
Sommer, che da mesi ha rinunciato al caffè per ottimizzare i tempi di reazione, è diventato il perno invisibile di questa Inter. Un portiere non altissimo – 183 centimetri, pochi per il ruolo – che ha fatto della tecnica e della preparazione maniacale le sue armi migliori. Allena persino la vista, si affida a un mental coach, medita per gestire la pressione. E i risultati si vedono: nella doppia semifinale, mentre Gigio Donnarumma imbrigliava il Borussia Dortmund, lui ha firmato una delle sue prove più complete.




