Trionfo dei liberal-progressisti in Olanda, Rob Jetten batte Wilders

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Le urne dei Paesi Bassi, dopo una notte di attesa e di scrutinii serrati, hanno consegnato un verdetto che, sebbene non ancora ufficializzato in ogni suo dettaglio, assume i contorni di una svolta politica di portata storica. I liberal-progressisti del D66, guidati da Rob Jetten, hanno infatti triplicato i propri seggi in soli due anni, proiettandosi così al primo posto nell’emiciclo parlamentare con ventisei deputati, forse ventisette una volta completata la ripartizione dei resti. Un successo, quello dell’agguerrita formazione centrista, che si è consolidato nonostante il testa a testa iniziale, con un vantaggio sul Partito per la Libertà (PVV) di Geert Wilders che supera ormai la soglia delle quindicimila preferenze, rendendo di fatto matematicamente impossibile ogni ipotetico sorpasso.

Il ritorno al centro e la sconfitta dei populismi

“Penso che gli elettori abbiano parlato chiaramente”, ha dichiarato Rob Jetten, commentando un risultato che egli stesso non ha esitato a definire “storico”. La sua campagna, imperniata su un ottimismo di fondo e su uno slogan – “Yes We Can” – che riecheggia un recente passato della politica internazionale, ha saputo intercettare un desiderio di stabilità e di ritorno a una dialettica incentrata sui temi concreti, primo fra tutti la spinosa questione abitativa. L’approccio socioliberale del D66, che coniuga aperture in ambito sociale a una gestione prudente dell’economia, si è rivelato un fattore decisivo, permettendo al partito di porsi come l’artefice di un “ritorno al centro” dopo stagioni segnate da aspre polarizzazioni. “Lavorare insieme al centro è il messaggio di questo risultato”, ha aggiunto Jetten, sottolineando come la vittoria dimostri, nei fatti, che “i populisti si possono sconfiggere”.

La lunga strada verso la formazione del governo

La netta affermazione alle urli, per quanto significativa, non equivale però a un lasciapassare immediato per la guida del paese. Come il passato, anche quello più recente, ha ampiamente insegnato, il sistema elettorale proporzionale puro dei Paesi Bassi rende infatti quasi strutturalmente impossibile per una singola formazione conquistare la maggioranza assoluta. Si apre dunque, come da tradizione consolidata, una fase delicatissima e potenzialmente molto lunga, destinata a svolgersi attraverso un articolato processo di consultazioni e negoziati tra i vari partiti, che potrebbe protrarsi per diversi mesi prima di approdare a un esecutivo stabile e definito nella sua architettura di coalizione.

La responsabilità di guidare un paese diviso

In questo contesto, Rob Jetten ha già mostrato di aver colto la portata della propria nuova responsabilità, rivolgendo il proprio pensiero non solo a chi ha votato per il D66 ma a tutti gli elettori, compresi quelli che hanno scelto altre formazioni politiche. La sua è una vittoria che, se da un lato segna una battuta d’arresto per le forze della ultra-destra nazionalista, dall’altro impone al partito di maggior relativo il compito non semplice di tessere alleanze e di costruire un programma di governo condiviso, in un panorama politico frammentato dove le divisioni, come hanno dimostrato queste elezioni, restano profonde e il sentimento popolare, in alcune sue componenti, difficile da interpretare.

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