Torino, i salesiani annullano la conferenza con Barbero e D’Orsi. La filosofa Di Cesare parla di censura

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Redazione Interno Redazione Interno   -   L’Oratorio Salesiano San Francesco di Sales ha deciso di revocare la disponibilità del teatro Valdocco per l’incontro “Democrazia in tempo di guerra”, in calendario per il 9 dicembre, un evento che vedeva tra i relatori, oltre ad Alessandro Barbero e Angelo D’Orsi, anche nomi come Luciano Canfora e Carlo Rovelli. La motivazione, esposta in una nota, fa riferimento alla non coerenza dell’iniziativa con le finalità dell’ente, il quale ha specificato che gli spazi salesiani, concepiti come ambienti formativi, accolgono solo proposte culturali che favoriscano un confronto chiaro e contestualizzato. “Alla luce dell’identit del Teatro e dei criteri con cui vengono accolte le iniziative culturali”, si legge nella dichiarazione, “ stato ritenuto opportuno non procedere con lo svolgimento dell’evento”. Una presa di posizione netta che, pur non entrando nel merito dei contenuti, ha immediatamente sollevato un dibattito sui confini tra selezione legittima e limitazione della libertà di espressione in luoghi di cultura.

Le reazioni e l’accusa di “deriva illiberale”

La decisione ha provocato immediate reazioni da parte di alcuni degli intellettuali coinvolti, i quali hanno denunciato un atto di censura. Angelo D’Orsi, definendo l’accaduto “una censura stupida e volgare”, ha colto l’occasione per sottolineare quella che, a suo giudizio, appare come una preoccupante deriva illiberale nel paese. Su una linea simile si è espressa la filosofa Donatella Di Cesare, la quale ha sostenuto che “togliere spazio di parola è censura”, un’affermazione che risuona con particolare forza se si considera il contemporaneo dibattito su altri casi di tentata esclusione dal discorso pubblico. La polemica, dunque, si inserisce in un clima già teso, dove le richieste di non dare spazio a certi orientamenti culturali o politici diventano sempre più frequenti, creando un panorama in cui la selezione degli interlocutori rischia di trasformarsi in ostracismo.

Il paradosso del doppio standard

La vicenda del teatro Valdocco presenta un paradosso degno di nota, se contestualizzata all’interno di altre polemiche culturali dei giorni nostri. Mentre infatti, come riportano le cronache, al salone “Più libri più liberi” si allestiva una protesta contro la casa editrice “Passaggio al Bosco”, per la quale ampie fette di intellettuali di sinistra avevano invocato una forma di censura, alcuni di quegli stessi ambienti si trovano ora a denunciare la medesima pratica quando applicata ai propri eventi. Donatella Di Cesare, che ha firmato appelli per marginalizzare la casa editrice di destra, lamenta oggi di essere stata a sua volta messa a tacere, evidenziando una contraddizione di fondo nelle prassi del dibattito pubblico contemporaneo, dove il principio della libertà di espressione sembra spesso declinato in modo strumentale e dipendente dalla convenienza politica del momento.

Una questione che va oltre il singolo evento

Al di là delle posizioni specifiche, il caso torinese solleva interrogativi più ampi sulla gestione degli spazi culturali, specialmente quando questi sono legati a istituzioni con una precisa identità educativa e valoriale, come quella salesiana. La scelta di operare una selezione, sebbene legittima dal punto di vista proprietario e gestionale, finisce inevitabilmente per intersecarsi con il dibattito pubblico sulle idee ammissibili, creando un precedente che altri potrebbero invocare. Senza aggiungere giudizi sulle motivazioni, che restano interne all’ente organizzatore, è evidente come l’episodio contribuisca ad alimentare una discussione già viva sul ruolo dei luoghi della cultura in una società pluralista, un dibattito dove le accuse di illiberalità volano in entrambe le direzioni, a testimonianza di una frattura profonda nel modo di concepire il confronto democratico stesso.

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