Missile sull’aeroporto di Tel Aviv, gli Houthi rivendicano l’attacco: sei feriti e voli cancellati

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Un missile balistico, partito dallo Yemen e lanciato dal gruppo ribelle Houthi, ha colpito nella mattinata del 4 maggio l’area interna dell’aeroporto internazionale «Ben Gurion» di Tel Aviv, atterrando nei pressi del terminal 3. L’esercito israeliano ha confermato che i sistemi di difesa antiaerea, tra cui l’Arrow e il Thaad, non sono riusciti a intercettarlo, lasciando spazio a un’azione che ha provocato sei feriti e gettato nel caos i collegamenti aerei.

Muhammad al-Bahiti, alto esponente degli Houthi, ha dichiarato all’emittente qatariota al Araby che l’attacco dimostra «la capacità del gruppo di colpire obiettivi strategici all’interno di Israele». Una rivendicazione che, se da un lato esalta la portata simbolica dell’operazione, dall’altro alimenta le tensioni in una regione già attraversata da conflitti.

La risposta del governo israeliano non si è fatta attendere. Il premier Benjamin Netanyahu ha assicurato che «non finisce qui», promettendo una reazione decisa, mentre il ministro degli Esteri Israel Katz ha rincarato la dose: «Chiunque ci colpisca verrà colpito sette volte tanto». Parole che lasciano presagire un’escalation, sebbene al momento non siano state annunciate contromisure specifiche.

Intanto, l’impatto sull’aviazione civile è immediato. Le compagnie aeree straniere hanno annullato 46 voli in arrivo e partenza dallo scalo israeliano, con ulteriori 115 ritardi registrati nelle ore successive all’attacco. Un contraccolpo che, tuttavia, ha avuto un effetto paradossale sul mercato azionario: il titolo della compagnia di bandiera El Al ha registrato un balzo, avvicinandosi ai massimi degli ultimi cinque anni.

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