Intelligenza artificiale, quali aziende traggono più vantaggi? I titoli con il maggiore potenziale di rialzo secondo Goldman Sachs

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Redazione Economia Redazione Economia   -   L’impatto dell’intelligenza artificiale, contrariamente a quanto si potrebbe pensare, non si sta distribuendo in maniera uniforme su tutto il tessuto produttivo. Mentre il dibattito pubblico resta spesso ancorato alle performance dei colossi tecnologici che sviluppano l’infrastruttura, la vera frontiera per gli investitori si sta spostando altrove, verso quei settori dove l’automazione cognitiva può tradursi in un tangibile incremento di produttività e, di conseguenza, in un rialzo degli utili.

La recente accelerazione della spesa delle imprese in sistemi di intelligenza artificiale suggerisce che questo effetto, a lungo atteso, potrebbe manifestarsi con chiarezza nei prossimi trimestri, rendendo ora il momento propizio per identificare le società meglio posizionate.

I criteri di selezione di Goldman Sachs

Gli analisti di Goldman Sachs hanno messo a punto un metodo per individuare queste opportunità, muovendosi al di là del semplice hype per concentrarsi su dati strutturali. Il loro screening, applicato alle società del Russell 1000, incrocia due variabili fondamentali: la quota del monte salari di un'azienda esposta all'automazione tramite AI e il costo del lavoro come percentuale delle vendite. Questo approccio, come spiega Ben Snider, chief U.S.

Equity strategist della banca d'affari, permette di isolare quei titoli che potrebbero beneficiare maggiormente dell'aumento di produttività, laddove l'incidenza della manodopera sui ricavi è elevata e, al contempo, la sua sostituibilità tecnologica è massima. Tra i nomi emersi da questo screening compaiono realtà apparentemente distanti dal mondo tech, come il gigante della data science immobiliare CoStar Group, il retailer discount Dollar Tree e il marketplace eBay, a dimostrazione di come l'AI stia permeando i comparti più tradizionali dell'economia.

I settori a maggiore intensità di lavoro e sensibilità all'AI

I settori commerciali che presentano la combinazione più alta di intensità di lavoro e sensibilità all'intelligenza artificiale sono, secondo l'analisi, il software, i servizi professionali, la finanza e la biotecnologia.

Nel comparto finanziario, ad esempio, l'impatto è già tangibile e ha spinto gli analisti a guardare con favore a istituti come Bank of America, dove oltre un terzo del costo del lavoro è esposto all'automazione legata all'AI; la banca prevede una spesa di circa 4 miliardi di dollari in nuove tecnologie, inclusa l'AI, per aumentare la produttività dei propri banker e generare maggiori ricavi.

Non solo colossi bancari, ma anche operatori come KeyCorp, PNC Financial Services e Affirm presentano caratteristiche simili, con un potenziale di miglioramento degli utili per azione che Goldman stima possa arrivare al 22% per Bank of America stessa. A questi si aggiungono società come Zillow Group, che ha lanciato una suite di strumenti basati sull'AI per agenti immobiliari, e IBM, che ha già sostituito 200 dipendenti delle risorse umane con agenti di intelligenza artificiale.

La consulenza e la sfida della progettazione aziendale

In questo scenario di profonda trasformazione, il ruolo della consulenza aziendale si rivela centrale e, al contempo, in evoluzione. Come sottolinea Alberto Antonietti, neo-presidente di Assoconsult e managing director di Accenture, l'intelligenza artificiale non va intesa come una nuova tecnologia da aggiungere all'esistente, bensì come "un nuovo quadro di riferimento attraverso cui progettare l'azienda".

La domanda che i vertici aziendali dovranno porsi non sarà più "quale software acquistare", ma "come cambia il nostro modello operativo se l'intelligenza diventa virtualmente gratuita, disponibile in tempo reale e scalabile?". Questa necessità di ripensamento completo dei processi è vista da Antonietti come l'occasione per la consulenza di riaffermare la propria funzione di infrastruttura immateriale al servizio dell'innovazione. Un'idea, quella di un'AI come strumento operativo quotidiano, che trova un riscontro concreto nell'iniziativa di B.

More, società di consulenza attiva tra Reggio Emilia, Modena e Bologna, che sta sviluppando agenti intelligenti progettati sui bisogni specifici delle organizzazioni, a partire dal settore sociale e dei servizi alla persona.

Il rovescio della medaglia: il rischio dell'erosione cognitiva

Tuttavia, l'adozione pervasiva dell'AI in azienda non è priva di insidie, e una delle più subdole è rappresentata dal rischio di quella che viene definita "cognitive rust belt", o cintura della ruggine cognitiva. L'espressione indica il lento ma progressivo svuotamento della capacità analitica umana, che si verifica quando le persone delegano all'intelligenza artificiale compiti sempre più importanti di analisi e sintesi.

Studi del Massachusetts Institute of Technology e ricerche di Microsoft hanno evidenziato come l'uso dell'AI per compiti cognitivi possa indebolire la connettività cerebrale e ridurre lo sforzo di pensiero critico, con il pericolo che la fiducia nella macchina sostituisca l'effettiva comprensione del problema.

Un fenomeno, questo, che non riguarda solo gli studenti, ma che si manifesta in tutte le professioni, dalla medicina allo sviluppo software, dove l'automazione rischia di erodere le competenze di base necessarie per intervenire efficacemente quando il sistema automatico mostra i propri limiti.

In questo senso, l'implementazione dell'AI, se non gestita con consapevolezza, può trasformarsi in una trappola cognitiva: la difficoltà iniziale di integrare i modelli viene scambiata per una difficoltà intrinseca della transizione, nascondendo il costo ben più alto della progressiva atrofia del giudizio umano.

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