Eni corre in Borsa tra il rialzo del petrolio e le voci su Plenitude, Goldman Sachs alza il target

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Il Titolo Eni continua a muoversi su livelli che non si vedevano da tempo, confermando una traiettoria tecnica che gli analisti definiscono costruttiva, se non proprio rialzista, con il mercato che sembra aver scelto di premiare il colosso energetico italiano in un contesto geopolitico tutt’altro che stabile. Dopo aver compiuto un deciso balzo in avanti, le azioni del cane a sei zampe hanno toccato un picco di 21,10 euro, per poi attestarsi su valori che lasciano presagire un’ulteriore accelerazione. Gli operatori di Piazza Affari, abituati a leggere i movimenti del listino, osservano ora l’area di consolidamento appena al di sopra del supporto grafico individuato nella zona tra i 20,50 e i 20,45 euro: il superamento di questa fase di stazionamento potrebbe spianare la strada a un primo target a quota 21,25-21,30 euro, con un secondo obiettivo collocabile in area 21,45-21,50 euro. Non è un caso, del resto, che il titolo viaggi in controtendenza rispetto a un Ftse Mib in rosso del 2%, registrando un rialzo dello 0,44% che lo ha portato a 20,615 euro, in un clima di incertezza che invece favorisce i beni rifugio e le materie prime.

La spinta del greggio e le attenzioni della finanza globale

Alla base di questo rinnovato interesse per il titolo Eni vi sono fattori molteplici, a cominciare dall’impennata dei prezzi del petrolio, alimentata da un quadro geopolitico che rimane teso e che, con il ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca, potrebbe vedere ulteriori stravolgimenti negli equilibri energetici internazionali. L’amministrazione Trump, va ricordato, ha sempre spinto per un’indipendenza energetica americana, ma le recenti fibrillazioni in Medio Oriente hanno riacceso l’attenzione sulle fonti fossili tradizionali, avvantaggiando gruppi integrati come Eni. A ciò si aggiunge una mossa che non è passata inosservata tra gli investitori istituzionali: Goldman Sachs ha rivisto al rialzo il prezzo obiettivo sul titolo, portandolo da 19 a 21 euro, una revisione che segue di pochi giorni un’analoga iniziativa da parte di UBS, che aveva già alzato il target a 21 euro da 18, e di Barclays, arrivata addirittura a ipotizzare un target di 22,5 euro. La banca d’affari americana, nel motivare la decisione, ha messo nero su bianco l’adeguamento delle stime sugli utili delle major europee, inrate in un contesto di quotazioni del greggio in forte ascesa legato ai rischi geopolitici, con previsioni di crescita media degli utili del 55% per il 2026.

Lo sro di Plenitude e la trasformazione interna

A sostenere il titolo, però, non sono solo i venti di guerra e le oscillazioni del barile. Sottotraccia, negli ambienti finanziari, circola con insistenza il rumor di un possibile scorporo di Plenitude, la controllata attiva nella produzione di energia da fonti rinnovabili e nella distribuzione di luce e gas ai clienti finali. Una mossa, quella di separare il ramo green dal core business tradizionale, che sarebbe tutt’altro che peregrina, anzi, si inserirebbe in una strategia più ampia di valorizzazione degli asset, spesso penalizzati da una valutazione di mercato che fatica a cogliere la complessità del gruppo. Il management di Eni, del resto, ha già sperimentato con successo percorsi simili in passato, e l’idea di dare maggiore visibilità a una realtà come Plenitude – che sta crescendo in modo esponenziale nel campo delle rinnovabili, con una capacità installata in aumento e margini in miglioramento nel settore dei biocarburanti – incontra il favore di chi vede in questa operazione la possibilità di attrarre capitali esterni e di sbloccare quel valore che, altrimenti, rimarrebbe celato nei meandri del bilancio consolidato. Non si tratta, quindi, di una semplice operazione contabile, bensì di una vera e propria svolta strategica che ridisegnerebbe il perimetro del gruppo, rendendolo più agile e, per certi versi, più appetibile per quegli investitori che guardano con crescente interesse ai criteri ESG.

I numeri del rally e le attese del mercato

Il titolo, in questo clima di fiducia, ha così messo a segno una performance che gli analisti tecnici non esitano a definire quasi parabolica, con un’uscita decisa dall’area di accumulazione che ha innescato un impulso destinato probabilmente a esaurirsi solo dopo aver testato resistenze via via più alte. I volumi di negoziazione, in crescita costante nelle ultime settimane, testimoniano l’interesse di una platea di investitori che spazia dai grandi fondi internazionali ai risparmiatori individuali, questi ultimi attratti anche da una politica di dividendi generosa che continua a posizionare Eni come una delle regine per rendimento all’interno del panorama europeo. C’è, però, chi invita a non lasciarsi abbagliare dal momento positivo, sottolineando come l’RSI, l’indice di forza relativa, segnali una fase di ipercomprato che potrebbe preludere a un breve consolidamento prima di un nuovo allungo. Quello che appare certo, al netto delle letture tecniche, è che il mercato abbia scommesso con decisione sulla capacità del gruppo di navigare le acque agitate dell’energia, approfittando della congiuntura favorevole per rafforzare la propria posizione sia nel settore fossile, dove licenze e contratti in aree calde come la Libia garantiscono flussi di gas essenziali per l’Europa, sia in quello delle rinnovabili, dove l’integrazione con Plenitude promette di creare un polo in grado di competere alla pari con i colossi del settore.

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