Enel prova il balzo ma il prezzo fatica a decollare, mentre Goldman Sachs alza il target
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Redazione Economia
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Una settimana interlocutoria, per non dire di stallo, quella che si prospetta per Enel in Borsa, dove il titolo del colosso energetico italiano fatica a compiere quel deciso balzo in avanti che molti analisti si attendevano dopo il recente superamento della soglia psicologica dei 9 euro. La cosiddetta "terza onda" rialzista, la cui formazione era stata notata e segnalata da diversi osservatori tecnici, stenta infatti a prendere una forma definita, mantenendo le quotazioni in una fase di consolidamento che ne limita per ora la spinta verso nuovi massimi storici. Questo movimento, che segue i due precedenti cicli di apprezzamento, appare dunque più incerto e faticoso del previsto, costretto a misurarsi con una resistenza del mercato che sembra ancora non voler concedere una facile ascesa.
Il parere degli analisti e il settore in movimento
In questo contesto, assume un peso particolare l’aggiornamento fornito dagli analisti di Goldman Sachs, i quali hanno rivisto al rialzo il loro target price sul titolo, portandolo a 11 euro per azione. Questo giudizio positivo, che si inserisce in un quadro generale di fermento per l’intero settore delle utility, arriva in un momento in cui gli investitori valutano con attenzione le prospettive future del gruppo, bilanciando le opportunità di crescita con le inevitabili incertezze del panorama geopolitico ed economico. Lo stesso comparto, del resto, mostra segnali di vivacità in tutta Europa, con l’indice di settore in netto progresso e performance solide per diversi big, dalle tedesche Rwe alle britanniche Sse, fino alle italiane Terna ed Hera, quest’ultima spesso al centro di rumors consolidamento.
Le performance di Borsa e lo scenario competitivo
Nonostante la difficoltà a sganciarsi stabilmente dall’area dei 9 euro, le azioni Enel continuano a registrare performance positive nel medio periodo, confermandosi tra le “top picks” per molti portafogli. Nel corso della seduta, il titolo ha mantenuto un trend positivo, muovendosi in controtendenza rispetto all’indice di riferimento di Piazza Affari e consolidando così i progressi mensili e dall’inizio dell’anno. Questa resilienza, peraltro, giunge dopo un 2025 già molto positivo per l’utility, che aveva chiuso l’esercizio precedente con un rimarchevole apprezzamento. Alcuni studi di settore, pur mantenendo una visione complessivamente neutrale sul peso delle utility nei portafogli raccomandati per il 2026, indicano in aziende come Enel, Italgas, Hera ed Acea alcune delle realtà meglio posizionate per beneficiare degli ingenti investimenti richiesti nelle reti energetiche e nei servizi ambientali, grazie anche a un quadro regolatorio considerato favorevole.
Le ombre sul mercato e la partita degli investimenti
La view appare invece più cauta, quando non neutrale, sui segmenti della generazione elettrica e della vendita al dettaglio, i cosiddetti merchant. Queste attività, infatti, sono destinate a rimanere esposte a un’elevata volatilità, alimentata da fattori sui quali è difficile fare previsioni certe: l’andamento dei prezzi dell’energia nei prossimi quindici- diciotto mesi e la crescente competizione, spesso agguerrita, nel mercato retail. Sono questi, in definitiva, gli elementi che rendono complessa la partita per un gruppo come Enel, il quale deve al tempo stesso gestire un patrimonio infrastrutturale di importanza strategica nazionale e competere in mercati liberalizzati dove i margini sono sottoposti a continue pressioni. La sfida, per gli analisti e per gli investitori, sta proprio nel saper valutare correttamente il bilanciamento tra questi due pilastri dell’attività.




